lunedì 5 ottobre 2015

Settembre

Non volevo scrivere recensione nel titolo, ma sappiate che questa è la prima che compare sulle pagine di questo blog. Mi ero ripromesso, nel lontano 2010, di non cadere nell'errore di fare recensioni: non considero le mie opinioni tanto importanti da essere gridate ai quattro venti, dopotutto per fare visite bastano le foto di gattini!
Su Fralerighe ho parlato di molti titoli, mi era stato chiesto di farlo, ho ricevuto buoni feedback, ma nulla di più e quindi proseguo a scrivere articoli, finché non mi diranno il contrario. Non faccio recensioni troppo spesso, quindi questa fatevela bastare per un po'.

Cominciamo con il punto più dolente, l'autore.
Conosco Massimo Citi, i miei rapporti con lui sono sporadici, ma ammetto di frequentare il suo blog e di trovarmi in accordo con lui molto spesso. Per chi non lo sapesse Citi è uno scrittore di fantascienza da un bel po', è stato anche un libraio (di quelli che se ti dicevano un titolo, andavi sul sicuro), oltre che un editor. Insomma conosce la materia, abbastanza da poter insegnare qualcosa in merito.
Faccio notare che i miei rapporti con Citi non influiranno sulle parole che leggerete di seguito, altrimenti state certi che stareste guardando foto di gattini...


Quindi eccovi la recensione di Settembre!
Piccola premessa... Sul mio (ormai virtuale) comodino ho due pile di libri, quelli che voglio leggere e quelli che devo leggere. La differenza? Nei primi potreste trovare i lavori di Lovecraft, Asimov e ultimamente Scalzi, Swanwick ecc. Nell'altra compare un bel Nella morsa della guerra. Assedi, occupazioni militari e saccheggi in età preindustriale, Storia dell'urbanistica. Il mondo romano, oltre a vari titoli sull'editing, le pubblicazioni e cose varie che non sto a dire. Il titolo di Citi va a collocarsi su una terza pila, più piccola e nascosta dalle altre che di solito etichetto come "voglio leggere perché devo". Fa parte quindi di una ristretta cerchia che ho deciso di leggere per un motivo che esula (in parte o del tutto) dalle due categorie sopracitate. E ammetto, se non fosse stata un'opera di Citi non l'avrei neanche "aperta"! Conoscevo già i suoi lavori, quindi sapevo a cosa andavo incontro, conoscevo lo stile e tutto il resto, era quasi una garanzia.
E Settembre lo è stato.

Settembre è molto strano per essere un romanzo di fantascienza. La trama è semplice: è una guerra. Dei pazzi invasati invadono un mondo quasi interamente coperto dalle acque in nome di un dio morto. Loro si considerano angeli, invece sono dei coglioni (cit.). A difendere Settembre (è il nome del pianeta), c'è una coalizione di gente proveniente da svariati sistemi, ma la popolazione locale non è troppo entusiasta di una simile soluzione. Il tutto si svolge durante l'assedio a una delle città principali del pianeta, Amphipolis.

La cosa che colpisce subito è la struttura del pianeta. Si tratta di un pianeta acqueo che ruota intorno a una nana rossa i cui fondali sono molto profondi e le poche terre emerse sono costituite da una sorta di barriera corallina locale (il klasmas), la sua costruzione deve aver divertito molto Citi, il quale si spende in dissertazioni sul pianeta e sulle sue qualità (tra cui anche l'apparente intervento di un esperto sul klasmas), senza tuttavia risultare troppo ridondante nel parlare delle meraviglie di Settembre. Tuttavia il pianeta non suscita troppo charme, neanche i personaggi che animano la storia trovano Settembre troppo gradevole. Dopo la lettura, ciò che resta di Settembre è una solida costruzione astrofisica e la luce della sua stella (una nana rossa) che macchia l'oceano scuro al tramonto. Non so se sia voluto, ma il pianeta tiene fede al suo nome e come il mese lascia quel senso di nostalgia indefinibile.
Citi sfrutta la guerra come allegoria per parlare di una lotta dei giorni nostri: è infatti immediato il confronto tra l'attuale situazione socio-religiosa di una parte del mondo con lo scontro tra i gioanniti (i cogl... ehm, quelli che si credono angeli) e la coalizione. Purtroppo il confronto esce fin troppo bene, dipingendo una coalizione di sistemi a cui importa poco o nulla dell'esito della guerra. Sono lì perché possono guadagnarci nulla di più. L'aiuto esterno (l'Udienza) che sembra proprio l'intervento degli americani, che arrivano a cose fatte e infine dei pazzi invasati senza logica alcuna a cui mancano solo i panetti di C4 intorno alla vita. In sostanza Citi ci dice che viviamo in un mondo pessimo.
Cos'altro dire? Che le battaglie sono poco incisive? Se Citi avesse mostrato il sangue, la rabbia e la paura, il romanzo ne sarebbe uscito trasfigurato, perdendo l'eleganza dei suoi intenti e del messaggio che vuole lanciare. Forse qualcuno avrebbe preferito il Compagno Capitano Taubzent intento a diramare ordini lungo il fronte mentre i cannoni e le salve di fucili automatici riempivano l'aria, ma per il sottoscritto va più che bene l'idea che la guerra sia presente per tutto l'intreccio, senza che sia mostrata da vicino.
Resta da dire che lo stile di Citi è sempre molto diretto, scrive al presente e ciò non è affatto semplice, forse per qualcuno il suo stile potrebbe sembrare spigoloso e scevro di punti di riferimento, ma personalmente lo trovo adeguato a ciò che si sta raccontando e soprattutto privo di pesantezze. Senza ombra di dubbio l'intero intreccio avrebbe beneficiato di parti più ampie e di pagine in più, ma il rischio di perdersi in lungaggini e circoli viziosi era troppo e non avrebbe portato nulla di più rispetto a ciò che abbiamo già.
Passiamo alle cose negative...
Forse un po di infodump era necessario per spiegare il contesto e personalmente ho apprezzato i paragrafi dove veniva spiegato un po' il tutto, con tanto di #, ma la spiegazione sul klasmas e altre cose lungo la strada forse erano superflue, ma ripeto ciò che ho detto all'inizio: danno un colore al contesto e assicuro che non è nulla in confronto alle inutili informazioni che rifilano gli sceneggiatori di hollywood nei film e telefilm (dove arrivano a dire persino chi è l'assassino... metti che non si capisce, poi come facciamo?).
Anche sulla forma e il formato ci sono un paio di incrinature: la copertina poteva beneficiare di un semplice effetto sulle scritte per evitarne l'effetto di adesivo messo lì, qualche piccola sbavatura come un paio di parentesi ed errori di battitura, ma se questi sono i difetti che posso trovare, allora direi che il prezzo di 2,99€ è fin troppo contenuto.
E signori, far pagare un libro meno del suo valore è un difetto imperdonabile!

3 commenti:

  1. Hai perfettamente ragione, la copertina è abbastanza pietosa, non tanto per il disegno (che non è mio) ma per le scritte che sembrano un po' appiccicate lì. Giuro di cambiarla o di cambiarle con la prossima edizione. La scelta del presente non è facile, è vero, ma è un duello che ho da tempo aperto con questa tempo. So anche scrivere al passato remoto, certo, ma ho la sensazione procedendo di non controllare più bene la storia. Scrivere al presente alle volte è ideale raccontando storie di un certo tipo.
    Come dici? Sì, e vero, gira della genta strana.
    Per l'infodump hai di nuovo ragione e non è la prima volta che me lo fanno notare. Cercherò di fare qualcosa in proposito, una postfazione, note a piè di pagina, qualcosa. Ultima cosa gli errori di battitura... l'abbiamo letto in quattro e loro sono rimasti... La maledizione del correttore di bozze ha colpito ancora. In ogni casomi sembra tu ti sia divertito e sono contentissimo così, in fondo «Settembre» è nato per divertire e, se va bene, dedicare qualche attimo a pensare.

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    1. Settembre ha il rarissimo pregio di comunicare qualcosa senza volerla imporre. Ciò non solo lo rende ottimo a livello di fruibilità, ma aiuta anche eventuali lettori a capire il messaggio intrinseco dell'opera senza che risulti loro ostica!

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  2. Santoddio, grandioso. Non ho letteralmente parole...

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