giovedì 3 ottobre 2013

Progettare un'ambientazione - Incongruenze

Il menestrello vostro quest'oggi vuole tornare a parlarvi di ambientazioni, anche perché qualche tempo fa si è cimentato (per l'ennesima volta) con uno dei migliori universi fantascientifici mai scritti, se non sapete di cosa stia parlando vi rimando all'articolo del sottoscritto sul numero prossimo della rivista Fralerighe!

Per quanto l'autore programmi un'ambientazione su cui basare una storia, essa avrà necessariamente delle lacune, punti in cui ovviamente non si è andati a guardare e idee non sfruttate appieno. Simili buchi neri delle ambientazioni spesso vengono tappati (è proprio il caso di dirlo) successivamente, con luoghi, soluzioni e quant'altro faccia da cornice al nuovo intreccio che si va a scrivere. Non che sia sbagliato lavorare su qualcosa di nebuloso e poco definito, dopotutto l'improvvisazione esce molto bene alla maggior parte degli artisti, farlo su un racconto che non ha ancora visto la luce è di per se più facile e meno dannoso al prodotto finale.
Per quanto riguarda le ambientazioni fine a se stesse, il paragone non è altrettanto semplice: portare avanti qualcosa di infinitamente grande e pieno di dettagli potrebbe non essere comodo, le incongruenze sono poi all'ordine del giorno e spingono l'autore a ulteriori modifiche/esplorazioni, in una sequela poco igienica di toppe e cerotti. Lavorare a qualcosa di nuovo nella nostra ambientazione preferita non è però garanzia di un buon lavoro, perché se stiamo espandendo qualcosa al livello di narrazione/contenuti è sintomo di un rinnovamento che nelle saghe tende sempre più a far scivolare il prodotto finale nella mediocrità.

Scrivere una nuova parte della stessa ambientazione è male? Non sempre.
Nel tempo il menestrello si è imbattuto in pensieri poco lusinghieri dei suoi stessi scritti, passando dal design dei veicoli stradali alla conformazione di pianeti interi: per fortuna del menestrello il suo stesso lavoro ha dimostrato di riuscire a reggere il confronto (almeno da parte di pareri altrui), ma come si fa a modificare così radicalmente qualcosa su cui magari sono basati alcuni romanzi, senza alterare quello che si è già scritto? Il problema non si può risolvere solo a livello di ambientazione, ma occorre estendere il discorso anche all'intreccio che si va a scrivere:
  • Spin-off
  • Prequel/Sequel
Per completezza il menestrello ricorda: lo spin-off è un derivato da una storia/ambientazione, in cui si da seguito a eventi acaduti nell'intreccio da cui ha avuto origine. Tale pratica potrebbe non essere difficile da portare a termine: una storia che segua parallelamente le vicende di un romanzo "principale" non avrà problemi a riempire lacune e incertezze, i personaggi comuni saranno l'incentivo a leggere qualcosa di più e per carità, non vorrete far mancare un paio di congiunzioni particolarmente succose. Il vantaggio, come il menestrello vostro fa notare, è l'immediatezza e la facilità della realizzazione dipende prettamente da quanto sia fatta bene l'ambientazione. C'è solo da mettersi a costruire da zero una trama, personaggi e eventi che non hanno nulla a che vedere con il passato, in cui l'ambientazione è l'unica cosa che lega. Di contro uno spin-off è un tentativo maldestro (quasi mai efficace, neanche nel mondo del cinema) per rilanciare qualcosa che ha smesso di dire ciò che doveva, la mancanza di personaggi conosciuti lascerà l'amaro in bocca a chi si aspettava di rivedere i protagonisti dell'altro intreccio e non aiuterà eventuali nuovi lettori, laddove ci sarà bisogno di collegamenti comuni tra le due storie.

Mettere completamente da parte l'ampiezza dell'ambientazione e puntare a rafforzare l'intreccio passato scrivendo un sequel (o prequel), porta i medesimi risultati, con una variante da non sottovalutare: dare seguito al racconto rafforza i personaggi, facendoli crescere ancora. Nella psicologia del lettore lo sviluppo porta un quadro di completezza maggiore, purtroppo questo stesso punto di vista è limitato: la facilità con cui si può sbagliare da sola vale più di qualche notte insonne e un lavoro poco incisivo sarebbe ancora peggio! Scrivere una trama più o meno slegata dalla precedente sarebbe poi qualcosa di persino più pericoloso ai fini della sanità mentale del lettore: avendo inquadrato l'iconica presenza di personaggi e luoghi, sarebbe logico aspettarsi da un seguito/preludio una similitudine con l'altro intreccio. Dunque sbilanciarsi troppo sulla novità o perdersi in chiarimenti su alcuni aspetti è un lavoro altrettanto delicato.

Quale sia la strada migliore è una questione necessariamente personale: l'unico consiglio che può dare il menestrello è vedere con occhio critico, quali e quante variazioni devono essere fatte per eliminare i problemi e le incongruenze. Perché se è vero che a nessuno piace leggere qualcosa di campato in aria, è ancora più indigesto leggere qualcosa di scritto (o pensato) male, perché l'autore voleva risolvere questi problemi.

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