lunedì 4 marzo 2013

Dinamicità

Volevo scrivere qualcosa oggi, non tanto perché ho l'impressione di aver completamente abbandonato il blog a se stesso (il lavoro dietro c'è sempre, il menestrello assicura), più che altro volevo introdurre un tema che sto cercando di portare avanti da tempo: la dinamicità.
Il menestrello vostro non parla di quanto debba essere snella o diretta una storia, quello (in questo caso) lo lascia agli editori e alle loro politiche. In effetti non importa che la vostra storia abbia il numero giusto di aggettivi e pochi avverbi, probabilmente una storia d'amore non ha bisogno di essere dinamica: nella realtà ne avete mai vista una? Il menestrello scommette il proprio cappello piumato che la risposta sarà no.
Immaginate ora di descrivere un incontro di scherma, se lo svolgersi di questa scena non influisce sullo sviluppo della vostra storia, la descriverete marginalmente, magari parlando di stoccate e di vittoria. La dinamicità dell'evento va a impattare direttamente sugli effetti: se il personaggio vince o perde farà delle scelte molto diverse, le quali saranno il punto focale di quello che state scrivendo. Se state scrivendo un libro in cui praticare la scherma è una parte fondamentale dell'evoluzione del personaggio i duelli saranno importanti? La risposta è ancora no.
Indi e il duello più breve della storia
Perché vedere un duello può interessare l'appassionato che capisce e conosce la disciplina, ma non è necessariamente qualcosa che importa a chi la scherma la vede di sfuggita alle olimpiadi. Ehm... non guardate il menestrello, lui preferisce gli archibugi o per meglio dire, il menestrello risolve come Indiana Jones.
Le cose cambiano, eccome, quando la scena diventa il punto focale: spostiamo la storia nel colosseo della Roma imperiale, fate attenzione ai leoni! Se il nostro personaggio viene sbattuto a fare il gladiatore, per quanto poco importi al lettore di come si usava divertirsi in quel periodo e senza neanche mettersi a vedere gli stili dell'epoca si sa da subito che alla prima occasione occorrerà descrivere minuziosamente uno scontro. La dinamicità va su quelle scene, sulla parata che salverà la vita al personaggio, la cicatrice di una carriera lunga, la ferita sanguinante, ma soprattutto lo scambio di stoccate e la descrizione in grado di dare una visibilità immaginaria dell'ambiente.
Nella saga di "fantascienza" più famosa del cinema gli scontri con le spade laser si fanno in continuazione, sono spettacolari e per tutto il film si aspetta il momento in cui mozzeranno la mano di qualcuno o devasteranno qualcun'altro. I buoni muoiono in modo molto più pulito dei cattivi. Senza stare a girarci intorno i duelli servono a mantenere alto l'interesse di una trama scontatissima su cui purtroppo si basa l'intera dinamica di ciò che viene raccontato, servono? Ovviamente si, per la versione cinematografica.
Torniamo alla dinamicità nei libri: cosa serve per dare alla scena quel guizzo necessario a permettere di descrivere un scontro? Dare a quel momento la valenza di snodo fondamentale nella trama aiuta, come aiuta basare alcuni aspetti sull'importanza del combattimento. La cosa si estende per induzione anche ad altri tipi di conflitti e se abbiamo battaglie spaziali da combattere, l'importante è dare dinamicità alla scena, dando di fatto l'impressione di muovere un'infinità di cose tutte insieme, come asserragliarsi dietro un riparo e sganciare la spoletta di una granata. Aspettare il momento propizio, respirare e balzare in piedi, scagliandola contro il nemico.

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