venerdì 11 gennaio 2013

Sentimento

[Questo racconto è stato scritto il 23 Nevembre scorso, i motivi per cui lo vedete pubblicato dopo tutto questo tempo sono molteplici e non starò a spiegarli tutti. Principalmente non avevo voglia di postarlo in quel periodo. Buona lettura.]


In uno sperduto villaggio c'era un ragazzo che non amava moltissimo il luogo in cui era nato, anzi odiava tutti quei vecchi, le donne dai denti storti e le strade uscite da un castello medievale. Quel ragazzo sentiva il peso di tutta la propria vita, imprigionato in un dannato vicolo che puzzava di piscio e di vecchio, non tollerava l'idea che sua madre dovesse lavare le scale di mezzo quartiere solo per comprare il cibo, ne accettava l'idea che suo padre li avesse abbandonati per farsi ammazzare in guerra.
Decise così un giorno di lasciarsi tutto alle spalle, le sorelle più piccole lo fissarono andar via impotenti, mentre quelle più grandi, già incinte di qualche idiota lo fissavano con sguardo superiore di chi ha visto cocenti sconfitte. Il ragazzo sapeva che non c'era altro modo per andar via, non poteva rimanere o preoccuparsi di quelle persone: era meglio imparare a farsi piacere l'odio, che vivere per sempre con il peso del rimpianto in una catapecchia come quella appena lasciata.
Viaggiò per molte centinaia di chilometri, abbastanza per non comprendere più il dialetto e quando si voltò a fissare la strada alle proprie spalle si rese conto che non era più andato così lontano: stesse miserie, stessi destini, stessi denti. Così riprese e l'odio divenne più forte, tanto da alimentarne la rabbia verso chiunque tentasse dal dissuaderlo a proseguire, ma tanto più odiava il luogo da cui proveniva, tanto più poteva distaccarsene.
L'inverno fu l'unica cosa in grado di soffocare quel sentimento e persino un paio di denti storti potevano essere utili nel dargli una minestra calda e un giaciglio, ma bastarono quelle piccole comodità per rinvigorire l'odio per tutto quello che si era lasciato alle spalle e con un carico ancora maggiore riprese il pellegrinaggio, deciso e caparbio.
Allora fu la volta di una città, l'inverno era così rigido che nessuno girava per le strade innevate, nessuno gli offrì una minestra, solo l'odio lo spingeva ancora avanti e solo la voglia di riscatto lo tenne in vita, la mattina dopo c'era una coltre di neve che attutiva qualsiasi cosa, alcuni bambini giocavano per la strada, qualcuno lo urtò inavvertitamente rimediando una sonora imprecazione in un dialetto sconosciuto.
Un dolore acuto ai polmoni lo fece tossire abbastanza da recarsi in farmacia, ma prima di entrare decise di specchiarsi, c'era ancora tutto: le orecchie, il naso la barba folta e quei denti storti a cui ormai il volto del vecchio che era diventato non faceva più caso. L'aveva compreso solo dopo aver sfiorato tante volte la morte, l'odio è potente come un toro e caldo come un fuoco, da la forza di mille uomini e la stessa stupidità, ma quando ti abbandona, c'è un solo sentimento pronto ad accoglierti a braccia aperte: il risentimento di esserti lasciato tutto alle spalle.

2 commenti: