venerdì 25 gennaio 2013

Punti di vista

Ci ho messo tanto per decidermi a scrivere questo post, i motivi sono disparati e non starò a elencarli inutilmente, riassumendoli potrei dire che non volevo fare una recensione, specie una stroncatura, ma poi mi sono deciso a farlo perché mi ha fatto riflettere fin troppo.
Natale 2012, tra i vari regali ricevuti dal menestrello vostro c'è una novella di uno scrittore alle prime armi, ora considerato che nessuno usa più quella parola (almeno in italiano), mi sarei aspettato un volume di almeno 150 pagine, dato che in inglese novella è il termine tecnico per un romanzo breve, invece il quantitativo di pagine è esiguo, non arrivando alle 30 in meno di mezza cartella dattiloscritta a pagina, in pratica un 50 righe per chi ha bisogno di occhiali. La forma e la presentazione vogliono la loro parte e la copertina non è da meno, l'attinenza in questo caso è stata pari a quelle copertine dei primi urania o di un'impepata di cozze sul menu di una malga tirolese. La lettura per un'occhio allenato è breve e si riassume come una sequela di aggettivi ridondanti, troppi e profondalmente sbagliati sono anche gli errori di sintassi e (questo penso tutti, il sottoscritto compreso, l'abbiano sbagliato la prima volta) le 'd' eufoRiche e non eufoniche, perché solo l'euforia potrebbe far scrivere "ed a dover".
Nei contenuti purtroppo la novella non arriva neanche al livello della sua forma, ma è questo il vero punto del post che il menestrello sta scrivendo, perché se il prode scrittore in erba manca di stile dopo aver fatto un corso di scrittura creativa poco male (il menestrello per la cronaca non ne ha mai fatti e forse è meglio così), quello di cui pecca la novella è un ostacolo che tutti gli scrittori si trovano davanti: la realtà.
Non è compito di questo menestrello dire che non si scrivono storie vere o pseudobiografie, ma l'inserire persone e luoghi visti e vissuti in prima persona dall'autore è sconveniente. Perché? Escludendo a priori il disappunto di tali personaggi, l'autore è portato a descriverne i tratti sotto il proprio punto di vista e non quello della persona descritta, ma cosa ancora più grave è il coinvolgimento, essere preferiti o rifiutati da qualcuno è terribile e lascia il soggetto davanti al fatto compiuto con l'idea che verrà giudicato, visto e analizzato, ridotto cioè alla stringa di caratteri che compongono il suo nome. Insomma questo libro ha dato modo di pensare parecchio a questo menestrello, tanto da chiedersi se il suo modo di scrivere sia realmente diverso.
Da lettore, per la prima volta, mi è successo di vedere la differenza: dire che qualcosa è sbagliato perché non si fa questo o quell'errore, perché i superlativi vanno tarati nel modo giusto, oppure si rischia di scrivere malissimo e fare moltissimi errori ...ops! In pratica ho fatto l'editore di un 50 righe, con la cattiveria e la sfacciataggine di una casa editrice, per di più su un regalo e persino dopo qualche giorno il menestrello fatica a pensarla diversamente.

Non mi sento orgoglioso di aver scritto queste parole, non perché dovrei tenere le mie considerazioni per me o riferirle a chi mi ha regalato la novella, ma perché alla fine mi sono reso conto di trovarmi in una situazione simile, dove un qualsiasi lettore può criticare quello che ho scritto, trovando ciò che io con l'occhio dell'autore non riesco a vedere.

4 commenti:

  1. mah, personalmente non vedo niente di male a ricevere un po' di critica sui propri lavori... è una cosa con cui prendere confidenza e trovare una specie di equilibrio che si ponga tra il considerarla per crescere e il non farsene schiacciare per demoralizzarsi. Del resto, dalle case editrici ai lettori tutti ne faranno comunque critica, a loro modo, dello scritto, anche solo nei termini strettamente feisbucchiani del "mi piace" o niente, perciò secondo me è meglio ricevere qualche consiglio di un amico preparato piuttosto che una doccia gelata da altri. ;-)

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  2. C'è sempre un occhio diverso tra lettore/autore. Il punto è il lettore è arricchito da ciò che ha letto? Se sì l'autore è un buon autore a prescindere dalla tecnica o altro.
    L'autore è arricchito dalla critica? Ancora una volta l'autore è un buon autore. Se non accettasse le critiche, sempre espresse con cortesia e mai boria, non sarebbe davvero portato per la scrittura, ne l'amerebbe. Se invece ascolta l'opinione di chi lo legge e ne fa tesoro (anche decidendo di ignorarla... perchè no?) allora è un vero scrittore. Almeno nell'animo, se non in tecnica.

    Cieloooo che commento serio! O_o

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  3. Codesto menestrello non vide commenti delle signorie vostre! Possano li eccellentissimi ospiti di corte perdonare 'sìtanta svista!

    Lo menestrello ringrazia vossignorie per li commenti, giacché esso l'è invero commentatore, lettore e critico di codesta novella, giammai fu però mosso da depravato piacere di stroncar senza niuna veritate.

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  4. Non ti crucciare per le critiche che hai fatto, criticare è una componente umana, e se fatta senza secondi fini può solo che invogliare a migliorarsi.
    Comunque complimenti per la critica Bestiale!

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