venerdì 21 dicembre 2012

Di menestrellico impegno

La madre del menestrello era solita dire "voja de lavorà, sarteme addosso" nel perfetto dialetto della sua terra che il menestrello vostro non riuscirà mai a replicare neanche in secoli di dizione, l'adagio era sottolineato nei momenti d'attività in cui il menestrello non si applicava nelle attività a lui richieste, fossero compiti o altro.
Questo per introdurre il post di oggi, non il solito post in cui il menestrello decanta tutte le sue attvità (anche se ammetto di averlo pensato), ma qualcosa di diverso e spero che a fine post possa essere stato utile a me e soprattutto a voi lettori. Il formato romanzato è stato suggerito dallo prode Mecenate, il quale non passa sul blog a salutare, ma è già qui a rompere le scatole per le feste.


Venne così il quindicesimo giorno, non senza preoccupazione il menestrello si stiracchiò, fissando il monitor del proprio computer, quelle ultime righe annunciavano la fine del capitolo, mancava una semplice conclusione in grado di lanciare il lettore alla prossima pagina. Il menestrello scrisse un paio di parole, cancellò e poi riscrisse. Andava bene? Per dirlo avrebbe dovuto aspettare un paio di giorni almeno, occorreva tempo per far sedimentare il tutto, per dimenticare le sfumature e tutti i pensieri di quel momento, la correzione richiede tempo. A proposito di correzione... Pensò il menestrello chiudendo di scatto il documento, solo per aprirne un altro. Cinquanta righe, già sedimentate da tempo. Quando era stata l'ultima modifica del file? Cinque giorni prima, almeno venti dalla pubblicazione effettiva, ma abbastanza da poter essere riletta, corretta e all'abbisogna modificata per il bene superiore.
Punteggiature, standardizzazione dei termini, convenzioni e persino forme verbali erano la prima linea di correzione che quel materiale riceveva nell'immediato e durante la rilettura veloce. Dopo la sedimentazione veniva la correzione nobile, quella che raddrizzava le forme colloquiali, l'impasto incomprensibile per chi leggeva e dopo la chiusura della storia c'era il lavoro più arduo. Contestualizzare svuotava il menestrello di ogni energia: c'era da rileggere tutto insieme, nella totalità dell'opera e ciò voleva dire comprendere ogni più piccola incongruenza, migliorare i dialoghi, snellire le parti lente, ma quello si faceva una volta all'anno. C'era tempo.
Chiuse il documento, apponendo una sigla dopo la stringa "DM_5.4" la stessa che qualificava il documento come pronto per la pubblicazione. A seguire aprì l'ennesimo documento, quest'ultimo non aveva nome, era una pratica anche quella: una regola scaramantica che imponeva di assegnare un numero e soprattutto un nome solamente al termine della bozza, dunque c'erano tanti "doc1" in attesa, come in fila al banco del pane, a chi due rosette a chi cinquanta righe, ma a tutti rispondeva un tipo di file diverso, una semplice tabella, ma si sa: in un mondo di file di testo, l'unico foglio di calcolo è il re.
Alcuni colori la dicevano lunga sul lavoro da fare, dopotutto era il quindicesimo giorno e il menestrello non aveva più tempo da perdere: il rosso implicava lavoro urgente, chiusura o fine di un capitolo in ritardo e quel colore nel quindicesimo giorno del mese voleva dire almeno tre pagine da scrivere successive a quelle già completate, comprese di prima correzione, c'era da aspettarselo: sette colori erano sette progetti diversi, forse troppi per un ciclo di quindi giorni, ma il menestrello era fatto così, non riusciva a smettere quel grande circo.


Spero che i pochi arrivati alla fine dello scritto abbiano compreso un po' dell'iter produttivo,
non perché debba importare al produttre finale cosa legge, ma per raccontare a tutti un altro pezzetto di quello che il menestrello vostro fa quando scrive e se qualcuno ha prestato attenzione, anche l'importanza che il menestrello da a questo processo e alle sue storie, compresi quei piccoli racconti che ogni tanto lascia per il blog.

2 commenti:

  1. Il detto della madre di Menestrello ben lo conosco :) Interessante imparare come lavori, mi sorprende il fatto che non titoli i file, senza titolo non so se potrei iniziare a scrivere. In ogni caso sono passata per gli auguri: Buon Natale! E visto che mi conosco ti auguro si concludere benissimo l'anno. Ci sentiamo nell'anno nuovo!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. L'è modus operandi, giacché menestrello abbozza titoli e trama in corso d'opera. Codesta l'è pratica che lo menestrello vostro adottò in lontano passato e rimasta financo per tutto progetto, giacché cangiar delle cose in menestrellico lavoro l'è costante! :)

      Elimina