mercoledì 14 novembre 2012

Litigio

Era tanto che volevo farlo, in realtà dal primo giorno del blog, eppure, proprio mentre scrivo quello che dovrebbe essere uno dei capitoli conclusivi di un lavoro durato anni, mi sento in dovere di fare ciò che per tantissimo tempo ho promesso di non scrivere. Le 50 righe che leggerete sono state tagliate dal romanzo Marauders, scritte per essere un prologo antecedente ai fatti, alla fine sono state accantonate in favore di un prologo più in linea con la parte principale del libro. Ovviamente i nomi sono stati codificati per rimanere in linea con "14 Novembre", spero che il testo non abbia perso leggibilità.



– Sono sicura di quello che sto dicendo! – insisté “Magnolia” mostrando il palmare su cui il giornale titolava a sei colonne l’ultima dichiarazione del cancelliere.
"14 Novembre" fissò la donna con un sorriso – “Libra” sta facendo un buon lavoro. –
– La difendi sempre. –
Con un sorriso "14 Novembre" si sporse dalla sedia dandole un lunghissimo bacio, immediatamente ricambiato dalla donna – Lei sa quello che fa, dalle il beneficio del dubbio almeno per una volta. – quelle parole avevano un significato ambiguo: “Magnolia” poteva interpretarle come il desiderio di un genitore di vedere la propria figlia avere successo oppure come il tentativo di un membro del governo di corrompere un funzionario dell'ammiragliato commerciale, la donna però non sembrò notare quella dualità – Del resto è mia figlia. –
L'altra chinò il capo colpita da quelle parole – Già è tua figlia, non è la mia! Tu sai di sicuro come affrontarla, se mai dovesse tentare di fare qualcosa di sbagliato, non è vero? –
– Andiamo “Magnolia”, non essere ingiusta ora! – la richiamò "14 Novembre" con uno sguardo preoccupato, sapeva dove avrebbe portato quella discussione e non aveva voglia di litigare – “Libra” è giovane per svolgere il suo ruolo, eppure non si è mai tirata indietro, ha sempre fatto un ottimo lavoro! – quelle parole portavano dritti alla solita litigata sui figli, ma "14 Novembre" si astenne dal farlo notare, sarebbe stato anche peggio.
“Magnolia” però decise che era il momento – Tu almeno hai una figlia! Per quanto tu non abbia visto crescere “Libra” e con tutte le altre difficoltà che avete tra voi, puoi dire almeno di essere un genitore! Cosa posso dire di avere io? Una relazione più o meno accettata, di cui devo spiegare ogni cosa agli estranei che ci guardano insieme, con l'idea che tu non vuoi un figlio! – mentre parlava la voce calda e affettuosa di “Magnolia” si era deformata, spezzandosi in un pianto trattenuto a stento – Perché "14 Novembre"? –
"14 Novembre" chinò il capo, avrebbe voluto evitare come la peste quell'ennesimo litigio con sua moglie, ma del resto non c'era altro da fare: quell'argomento tornava fuori spesso e quando lo faceva lasciava un solco doloroso su di loro – “Magnolia” tu sai che non possiamo avere un figlio: cosa faresti se dovessi trasmettergli quello che porto dentro? Come potresti mettere al mondo un essere vivente sapendo che avrà con se il marchio del mostro che sono? –
– Lo dici solamente perché non vuoi accettare che io voglia diventare madre! – gridò “Magnolia” lanciando a terra il proprio palmare – Tu pensi solamente a “Libra”, alla tua dannata figlia perfetta che di mestiere fa il Cancelliere di tutto il dannato pianeta! –
"14 Novembre" la colpì a quelle parole – Non dirlo neanche! – sentiva le lacrime reclamare il loro prezzo sui suoi nervi e per un lunghissimo istante avrebbe voluto mettere da parte quella discussione e stringere sua moglie tra le braccia, ma "14 Novembre" non riusciva ad accettare quelle parole riguardo “Libra” – Non mettere mia figlia in mezzo ora, quello che ha passato in questi ultimi anni non l'aiuta a passare lo shock di sapersi figlia mia! –
“Magnolia” si alzò, rientrando in casa e lasciando "14 Novembre" in balcone. I vicini si erano abituati a quegli schiamazzi come avevano compreso che in quella casa non era contemplato alcun genere di pudore, ma se "14 Novembre" e “Magnolia” vivevano senza pregiudizi, a molti non era andata mai giù quella faccenda – “Magnolia” vieni qui! – la chiamò afferrandola per il braccio.
– Lasciami! – ordinò con voce rotta, imprigionata nell'abbraccio di "14 Novembre", lo stesso dal quale non si sarebbe mai separata – Tu... –
– Shhh! – la calmò "14 Novembre" cullandola tra le braccia – Io ti amo, ma sai che non possiamo avere un figlio nostro, distruggeremmo la sua vita ancora prima di metterlo al mondo! – quella consapevolezza era un macigno inamovibile che aveva imparato a ignorare, ma farlo capire a “Magnolia” non sarebbe mai stato altrettanto facile.
– Potresti evitare che faccia i tuoi stessi errori, invece sei qui senza fare nulla. – l'accusò la donna tirando su con il naso, tentando di mantenere una voce ferma – "14 Novembre" ti prego, devi capire che per me è importante, io voglio essere madre! Veder correre per casa una bambina dalla treccine bionde è il mio sogno da sempre! –
Quelle parole aveva intenerito "14 Novembre", ma non c'era altra possibilità: non potevano avere un figlio, altrimenti il mostro che portava con se avrebbe preso quella creatura innocente, trasformandola in un mostro spregevole come era stato per "14 Novembre" nella sua giovinezza.
– "14 Novembre" ti pregò. – ripeté “Magnolia” tra i singhiozzi. "14 Novembre" non disse nulla, continuando a cullare sua moglie come faceva sempre, sapeva che il peggio era passato e che per un po' di tempo la donna avrebbe pensato ad altro. Almeno fino al prossimo litigio.

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