venerdì 9 novembre 2012

Espedienti

Il menestrello vostro parte da una ventiquattrore in pelle nera, di quelle che si usano nei film polizieschi. Deve custodirla gelosamente finché le acque non si saranno calmate. Con l'occasione di questa inattesa pausa oggi farò una di quelle cose che non avrei mai voluto fare su questo blog, parlare di una cosa che ogni scrittore o sceneggiatore fa di continuo, mescolando gli elementi come una fattucchiera nel calderone.

Il primo passo per spiegare l'articolo di oggi è fatto di una eterea componentistica di fattori, alcuni chiamano con nomi stranieri qualcosa che ha splendidi corrispettivi italiani, solo per farsi belli in barba alla nostra lingua, tanto ricca e preziosa di termini. Stiamo parlando dello spannung o suspense, se preferite l'italiano aspettativa o tensione, quell'insieme di cose che portano il lettore a trattenere il fiato mentre le pagine scorrono nell'intreccio e nella sequela degli eventi rocamboleschi che portano alla risoluzione della vicenda. Spesso utilizzata anche nei film, simile tecnica rende scene e persino interi capitoli dei veri capolavori, tra i momenti più gettonati della storia abbiamo il canto delle sirene nell'odissea, il famoso finto esempio che si fa nelle scuole (la notte degli imbrogli), in linea cinematografica parliamo di tutti i momenti in cui il buono si trova in difficoltà e senza via d'uscita, ma lo spannung (ci piace definirlo così) è molto più intenso e frutta molto di più sui libri che sullo schermo, perché c'è più spazio per strutturarlo. Forse il più grande che il menestrello vostro abbia mai letto si ha in Hyperion (il romanzo di Dan Simmons, non quello di John Keats), dove l'alternarsi delle storie raccontate dai protagonisti amplifica l'aspettativa di quella risoluzione che viene auspicata sin dalla prima pagina del libro.

L'espediente che nel cinema viene fuori meglio è il cliffhanger, non perché ci sia Stallone di mezzo, ma perché il pathos dell'interruzione cinematografica è proprio di un film, mentre sul libro si ha un capitolo incompiuto, se nel cinema si crea aspettativa, nel libro si genera frustrazione e dividere una storia in capitoli rende un lettore molto arrabbiato: come non ricordare l'assenza nella libreria del menestrello vostro del secondo libro del ciclo di Jijo e l'impossibilità di leggere il terzo capitolo perché per l'appunto basato su un cliffhanger?

Quindi espediente dopo espediente siamo arrivati alla fine del post, simili strumenti possono rendere una storia avvincente e spesso aiutano a sviluppare trame non troppo fantasiose, simili stratagemmi non aiutano però quando non si ha padronanza di essi e in un libro spesso si rischia di bruciare un buon lavoro con la scelta di un espediente narrativo sbagliato!

Oh che c'è dentro la ventiquattrore? Ma un MacGuffin ovviamente!

Nessun commento:

Posta un commento