venerdì 7 settembre 2012

Le ore piccole

C'è una sorta di pesante costrizione in me: sento di dover andare avanti, eppure non vado oltre. Le catene invisibili della stanchezza mi fermano, mi trattengono dallo svolgere il mio lavoro al meglio. Anche se non voglio altro che proseguire, il mio spirito stesso finisce per impantanarsi in questa melma appiccicosa. Mi fermo sprofondando in questa mia stanchezza e mi chiedo se chiudere gli occhi per un solo istante non possa aiutarmi a proseguire. Un singolo secondo d'immenso piacere mi sussurra di non riaprire gli occhi, m'invita a indugiare placidamente della mia rinnovata libertà e tutto quello che mi è intorno perde consistenza, si trasforma in qualcosa d'etereo di cui non m'importa nulla, riesco ad apprezzare persino l'armonia di me stesso e tutto sembra meno intricato, mi circondo di quella semplicità disarmante e l'apprezzo.
Apro gli occhi, le catene mi si avvinghiano di nuovo contro come rampicanti su un muro di mattoni, oppressive come non mai e tremendamente scomode da sopportare. Decido per un altro fugace secondo di armonia, abbandonandomi a uno sbadiglio. I miei occhi si chiudono, la scena si ripete. Il piacere che provo mormora di nuovo consigli sul lasciarmi andare a quella pace interiore, ma cocciutamente riapro gli occhi, so per certo che i secondi in cui mi sono abbandonato a quella libertà sono aumentati. Non posso farci nulla.
Tento di risvegliarmi con qualche stratagemma, ma l'unica cosa che il mio corpo chiede è l'abbandono a quella panacea fatta di nulla, tanto da far vacillare per un istante la mia mente, costringendomi a chiudere gli occhi anche senza una reale volontà. Cerco di contare quella nuova immersione, eppure tutto perde di significato in quel mondo parallelo, tutto tranne la soddisfazione di esserci entrati. Riapro gli occhi, le catene si sono attorcigliate intorno a tutto il mio corpo, come un anaconda intenta a stritolarmi. Sbadiglio di nuovo, cocciutamente resisto.
Ben presto però il sussurro di quell'invito arriva alle mie orecchie, l'abbandono mi vuole ancora e sorprendentemente scopro di aver chiuso gli occhi per l'ennesima volta, in uno scatto incontrollato e ribelle che non posso permettermi. Decido di riaprirli, ma dopo aver fissato il mio riflesso addormentato comprendo tristemente di aver perso una guerra contro me stesso, vittima di quella stessa stanchezza che ora mi porta via, tra le braccia alate di Morfeo.


6 commenti:

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    1. Messere Karmico dimentica duello: giacché l'è corpo e non mente a sentir fiacchezza e far richiamo dello alato Morfeo!

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  2. Eh, ma penso sia un bene che anche il corpo vada ascoltato. ;-)

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    1. Anonimo messere Karmico, giacché l'è corpo a comandare ove renga lo alato morfeo codesto menestrello l'è financo costretto a dar ragiona a vossignoria, ma allorché mente l'è capace dello vagar di onni loco, corpo l'è prigion e confino.

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  3. Già... perché il maledetto blogspot mi ha dato dell'Anonimo?!? O_o

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