venerdì 31 agosto 2012

Il "piacere" essere benpensanti

Ho spostato la programmazione di oggi, avevo in mente di parlare di ambientazioni ma non voglio farlo, più che altro qualcuno mi ha "toccato" nel modo sbagliato e se sono sicuro che non leggerà queste righe, m'importa poco o nulla, del resto come potrebbe importarmi di qualcuno che non comprende neanche lontamente cosa sia lo scrivere?
Non farò nomi e già mi pento di aver accennato a cose che potrebbero dire molto, ma l'essere stato "toccato" mi fa infuriare moltissimo, forse nell'unico modo che tante persone ignorano di me, eppure è bastata una semplice frase per farmi infuriare, perché secondo questa persona lo scrivere si fa per rifugiarsi e per sfuggire a una vita "consona".

...abituatevi alle virgolette, anche se esteticamente le odio, in questo caso non posso farne a meno, per alleviare a voi il gravoso compito di leggerle, immaginativi un menestrello armato di cappello piumato che le simula con le dita...

Non ha il "cappello piumato"

Dicevamo? Ah si, c'è qualcuno che crede fermamente il menestrello vostro così sciagurato da aver bisogno di difendersi dal mondo tutto con delle "storielle". Oh, l'abbiamo detto finalmente, quanto tempo ci ha girato intorno il tipo? Un anno e mezzo forse? Ora se fossi una persona vendicativa scatenerei la mia orda di tartari immaginaria e spazzerei via lui e tutta la sua stirpe, ma ho ben altro tra le mani e sinceramente sono anche stufo di starmene li a sentire degli sproloqui inopportuni e non voluti, le solite "prediche" da benpensante insomma.

Probabilmente iniziai a scrivere per noia o perché avevo bisogno di amici immaginari che mi aiutassero a conquistare il mondo, ma alcuni dicono che scrivere aiuta a mettere ordine tra le idee e farlo non ha nessuna ripercussione, almeno finché non si vuole pubblicare qualcosa. Cominciai con lo scrivere di "14 Novembre" non perché mi piacesse l'idea, ma perché ero vittima di un periodo depressivo autolesionista, leggende narrano che "14 Novembre" sia un giorno come un altro in cui si sente risuonare una certa melodia, ma non ci sono prove che avvalorano questa tesi.
Peccato che iniziai con lo scrivere di un uomo che perdeva se stesso e tutto il suo mondo per risvegliarsi in un futuro in cui non avrebbe mai voluto vivere. "14 Novembre" arrivò in seguito, insieme a tante altre cose che fanno della mia tastiera qualcosa di sacro, più sacro delle fandonie dette da qualcuno che non ha neanche fatto lo sforzo di leggere una delle mie 15 righe. Il menestrello quindi scrive perché gli piace scrivere, ma soprattutto perché gli piace l'ebrezza di prendere il foglio bianco e pensare a cosa "disegnarci" sopra con lettere e lettere minuziose come le pennellate di un pittore, così da creare persino villaggi sperduti a duemila metri d'altezza, collegati da ponti di corda e dove si arriva con la funivia, il tutto in un inverno tra i più gelidi che l'uomo ricordi...
...oppure perché ha bisogno di una "relazione sentimentale" con qualcuno propinato da un illetterato benpensante qualsiasi! Tra virgolette, ovviamente.

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