mercoledì 6 giugno 2012

Sul muretto della stazione

Sign Language by Yes on Grooveshark
Da ascoltare nella lettura


C'è un silenzio eterno che mi esplode dentro, in cui vorrei gridarti frasi sussurrate, tu che non mi hai mai capito e che rappresenti l'inarrivabile, tu che sussurri nelle mie orecchie le grida dell'universo tutto e che, proprio ora, nella mia memoria, mi guardi con i tuoi occhi liquidi e cauti. C'è una poesia sgraziatamente spiritosa che racconta di un uomo che pianse alla luna di tutto il suo amore e la luna rispose che non aveva da darne, perché chi ha un cuore di pietra, amore non prova di certo.
Osservo lontano con lo sguardo dei ricordi, un giorno, il sole, respiri affannosi, eravamo soli in mezzo al nulla e mi chiedesti aiuto. Sciocco ero da non dartene alcuno, sciocco sono rimasto che lo rimpiango ancora. Dopo non c'è stato più nulla, sorrisi spenti, lo sterile occhio di chi non comprende, avrei dato tutto eppure non lo sapevo, perché capita di esserne all'oscuro.
Speranza è la parola che mi ripetevo allora, ingenuità è diventata oggi: allora come un attimo fa avrei potuto far tutto, ma l'adesso mi ferma. Ritorno a quel giorno, all'inutile ostilità di cui non c'era bisogno e al tuo espressivo arrabbiarti: quello sguardo critico mi gela, ancora oggi dopo tanto tempo io t'immagino li che ammicchi verso di me, che pretendi la ragione che ora ti concedo a piene mani. Per un attimo tutto il cielo m'inghiotte nel suo silenzio, mi rannicchio nelle ginocchia appoggiando il capo su quello scudo e penso, il mio pensiero va a quel giorno. Se avessimo perso il treno?

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