lunedì 18 giugno 2012

Quel piccolo pezzetto d'infinito - Stanza 251

– Guardami negli occhi e pensa a qualcosa di bellissimo. –
Ci fissammo e io non mi preoccupai neanche di pensare alle sue parole, quegli occhi erano il mio qualcosa di bellissimo e per un intenso istante desiderai cantarlo al vento, consumarmi la voce per farlo sapere a tutto il mondo. In qualche modo lo capì, almeno il suo sorriso diceva che aveva indovinato i miei pensieri.
Tornai indietro alla prima volta che abbiamo fatto l’amore, al temporale che ci costrinse ad entrare in quella rimessa di barche. Non ci conoscevamo, ma eravamo entrambi abbastanza bagnati da ridere di quella situazione e persino in quella compagnia solitaria pensai che fosse quel qualcosa di bellissimo che capita una sola volta nella vita. Non ricordo onestamente come successe, credo nessuno lo ricordi, ma era stato il proprietario della rimessa a scoprirci. La mattina dopo.
Avevamo deciso di dimenticare quel giorno e non raccontarlo ai nostri rispettivi partner, ma era bastata appena una settimana per incontrarci di nuovo, come se il destino avesse il senso dell’umorismo e quella macabra coincidenza ci portò al funerale di un parente lontano. Così, fermi in quattro di fronte alla salma dello zio lontano, la verità uscì fuori, naturale quanto la morte e stranamente liberatoria.
– Abbiamo fatto l’amore la settimana scorsa, dentro una rimessa di barche. –
Ironia a parte, la tomba non era ancora del tutto sigillata quando entrammo in casa, stretti insieme e privi di tutto tranne che di noi stessi. Non c’erano dubbi e l’esserci lasciati ogni cosa alle spalle era in qualche modo liberatorio, era quel qualcosa di bellissimo che mancava nelle nostre vite e che di colpo avevamo scoperto. Più potente di qualsiasi cosa.
C’era voluto un anno per far capire a tutti che stavamo insieme – Siete cugini, no? – era stata al frase più frequente e persino la più gentile, non era carino cambiare partner proprio mentre si organizzava il matrimonio, ma quel piccolo pezzetto d’infinito che ci teneva uniti non desiderava altro che la nostra gioia e persino i più reticenti alla fine dovettero convincersi a lasciarci fare.
– Allora hai pensato? –
Tentai d’ingannare quel gioco pensando a qualcosa d’intelligente da dire, ma le uniche cose che mi venivano in mente erano stupide: non c’era nulla di meglio, oltre quelle braccia strette intorno al mio corpo e quegli occhi intensi, ma costrinsi le mie labbra a schiudersi sulle sue.
– La neve il giorno di natale. –

Storia apparsa anche su Stanza251 il 18/06/2012

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