venerdì 22 giugno 2012

Mi chiamo Amanda!

Entrammo in casa che il sole era solo uno spicchio nel cielo estivo di luglio, faceva così caldo che i piedi non protestarono affatto al contatto con il pavimento, trovando invece una sorta di sollievo nella fredda superficie del cotto.
Le sue labbra si schiusero sul mio collo con piacevole insistenza e quel contatto irrefrenabile e carico di passione mi percorse tutta la schiena, forzandomi a desiderarne ancora, ma se la stretta di quell’abbraccio pieno di lussuria mi scioccava, l’impeto di quel bisogno fisico si manifestava in tutto il mio corpo. L’eccitamento giunse al culmine quando mi tolsi la maglietta con la furia dell’istinto.
Non mi resi neanche conto di essere stata sollevata per i glutei, ma le mie gambe si erano avvinghiate automaticamente contro i suoi fianchi, dandogli l’opportunità di ammirarmi dal basso verso l’alto: una prospettiva completamente diversa che lo fece ancora più irruento e che rese me più sfacciata, quando gli strappai di dosso la camicia.
Finimmo sul divano senza neanche sapere come eravamo arrivati in salotto, non che importasse: faceva così caldo che sarei stata disposta a farlo sul pavimento. Quell’irruenza non era da me, tanto che uscendo dal locale mi ero chiesta se stavo facendo la scelta giusta, eppure in quel momento non m’importava affatto, anzi mi interessava solo passarci tutta la notte. Ci fissammo per una frazione di secondo, tanto bastava in quei casi per domandare e ricevere risposta.
Era su di me e le nostre labbra continuavano imperterrite quella danza scontrandosi a intervalli irruenti, le mani di entrambi invece non smettevano di esplorarci, ignorando il sudore dei corpi, ma apprezzando ogni centimetro di quell’intima scoperta. Quando mi tolse il reggiseno la mia bocca trovò respiro, dando al mio corpo quella nuova sensazione da interpretare.
Da qualche parte un frammento di razionalità mi avvertì che stavo emettendo una sorta di lamento sguaiato, ma persino quella protesta cosciente venne zittita in favore degli istinti, quando i miei slip vennero via con la semplicità di qualsiasi altro indumento, lasciandomi completamente nuda sul divano del mio salotto, in compagnia di quel perfetto sconosciuto. Pensai all’intera faccenda per una frazione di secondo, attendendo il mio partner e quello fu l’ultimo pensiero, fino a quando non fu tutto finito e ci ritrovammo ansimanti.
In qualche modo eravamo finiti sul pavimento a posizioni invertite, ridevamo entrambi, consapevoli che probabilmente non ci sarebbe stato alcun seguito a quell’episodio – A proposito, mi chiamo Amanda! –

Nessun commento:

Posta un commento