venerdì 1 giugno 2012

Io di libri non ne compro!

Salute a voi madonne e messeri, orecchie di signorie vostre ammancano di sentir rabbiosi grugniti tartarici e financo araldo di frustraziona con real famiglia a seguito v'ammanca? Codesto menestrello giura che alli lettori sui codesto ammancar l'è assente: di Mecenate non v'è traccia alcuna da settimane, ordunque latitanza mecenatica porta codesto menestrello a esser balia di tartarica tenda, prometeo di frustraziona e portator di favalla moderna...
...perché altrimenti smettete di leggere qui!

Come dicevo quindi non abbiamo Lo Mecenate tra i piedi: ha cambiato ufficio in quel di Lione (non sappiamo per quanto, secondo lui) e non ha tempo, neanche per farmi da editor e diciamolo sfacciatamente, la cosa mi secca...
...ora mi devo mettere a correggere ed editare le bozze per conto mio!

Comunque non è questo il punto del post, anche se mi sembrava doveroso accennarlo, il titolo la dice lunga su quello di cui parlerò ora: libri. Già, perché di libri non ne compro, se io stesso voglio fare lo scrittore? Potrei liquidare la faccenda dicendo che sono i soldi a mancare, ma non è il caso. C'è anche abbastanza tempo nella mia vita per leggere ben più che un libro, allora perché non compro nulla?
La risposta (e vero fulcro del discorso) sembrerà banale e fasulla, ma è tristemente una verità che non vedo solo in me, ma anche in molte altre persone, case e famiglie.
Io di libri non ne compro! Li compra tutti mio padre.
Ora potete sostituire la stringa "padre" con qualsiasi cosa, il risultato non cambia. Ovvero che spesso noi leggiamo quello che altri comprano, iniziamo con quel libro perché la copertina è bella, fregandocene del genere e spesso anche del titolo. L'abitudine tutta nostrana di non leggere porta chi poi arriva alla lettura d'intrattenimento a prestarsi in cose che mai l'avrebbero interessato. Così il mio primo libro è stato un libro di fantascienza perché mio padre legge prevalentemente quel genere e saggi astronomici e badate bene, di fantascienza molti libri (da sempre - anche nel '53) hanno ben poco, avrei potuto passare come tutti a romanzi completamente diversi, ma a quel punto avrei dovuto comprarli.
Crescendo però (e comprando ben più di qualche libro) mi sono reso conto che spesso consideravo i gusti del mio "compagno di letture" e che la lettura stessa non era più qualcosa di scritto legato solo alla mia immaginazione, ma all'immaginazione collettiva e che le Hani del ciclo di Chanur (che peraltro consiglio di leggere e studiare a tutti quelli che si lanciano nella costruzione di nuove ambientazioni) sono fatte in quel modo, che da brave leonesse quando il loro capoclan le fa arrabbiare piegano le orecchie in quel modo e tutto il resto, insomma una memoria visiva che non si costruisce solo nella mia testa. Quindi tutto questo per dire che i libri vanno letti in coppia? Giammai! La lettura è una cosa personale e guai a farne partecipi altri, anche perché si toglie quel retrogusto di impalpabilità, come vedere un film prima di averne letto il libro. Però parlando di un libro conosciuto si ritrovano quegli aspetti e quelle sensazioni completamente fittizie che solo il romanzo può dare e quello, per quanto stupido può sembrare, mi spinge sempre a chiedere "Papà, che ne pensi di questo libro?" prima di comprarlo, esattamente come lui fa con me.


Dalla prossima settimana (preparatevi) tenterò di utilizzare il blog come tale, parlando delle argomentazioni, inerenti comunque al tema principale, che mi premono di più come scrittore e non come lettore, ma anche di tematiche a cui non mi rifaccio spesso...
...partiamo da qualcosa di facile: curriculum dello scrittore.

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