venerdì 4 maggio 2012

Menestrellide - L'oste Romoletto

Lerigo pensava di essersi liberato di me! E invece sono ancora qui, anche se sarà molto più raro vedermi gironzolare per le pagine, anche perché tra poco arriverà a corte anche la principessa. E se a qualcuno non piace l'idea che Lo Mecenate possa plagiare un'altra piccola mente indifesa... dovrete rassegnarvi!
Intanto ecco a voi la nuova puntata della Menestrellide, in barba a quel coso di Lerigo...


Alla terza settimana di viaggio le scorte di cibo erano finite e per quanto non mancassero i ruscelli dove abbeverarsi e le prede da cacciare, Lo Mecenate, spinto anche dalla sua consorte, voleva a tutti i costi una spaghettata, anche perché la gotta gli avrebbe rovinato il profilo e di mangiare cinghiale pranzo, cena e colazione non ne poteva proprio più. I nostri decisero quindi di fermarsi in un ameno villaggio che prima d’allora mai aveva incontrato menestrelli o tartari, figurarsi quindi la sorpresa dei villici alla vista del cappello piumato di Lerigo e dello spadone a due mani di Nadeem, il quale dopo un paio di ringhiate ben assestate si era già fatto degli ammiratori armati di torce e forconi. Quello che però spaventò la popolazione locale furono le parole del Menestrello, il quale avvicinandosi a una fanciulla chiese con il suo solito tono affabile e colorito – Salute a voi madonna, volete in gentilezza vostra indicare a codesto viandante loco ove riposar e far provvigione di vettovaglia? –
– Ma che sei cascato da piccolo e mo’ nun riesci a parla’ normale? – chiese la donzella, evidentemente in confusione, dopo aver ascoltato gli sproloqui del menestrello – Anvedi ‘sto coso piumato! Romolé! Romolé vie’ fori ce stà quarcuno che te cerca! –
Romolé era un uomo dalla pancia enorme e dalle braccia pelose, uscendo da quella che sembrava una locanda malmessa imprecò gli avi della ragazza, prima di lanciare uno sguardo alla compagnia, in attesa di un luogo dove riposare – A Dartagnan andò l’hai lasciati i tre moschettieri? – chiese in tono derisorio l’oste, con una risata sonora.
Lo Mecenate si fece avanti e cercando di placare gli animi spiegò – Vorremmo un posto per la notte e dove poter fare rifornimento, siamo in quattro. –
– Oooh! Mo’ si che ce capimo e potevate dillo subito, no? Romoletto c’ha sempre posto pe’ tutti e ve da sempre da magna’ la robba bona! – ammise l’uomo facendo cenno alla compagnia di entrare nella locanda, prima di rivolgersi a quella che probabilmente era la figlia – Mari’ quanno ariveno i clienti devi trattalli bene, quante vorte devo dittelo? – le gridò contro dandole poi uno scapaccione dietro la nuca in grado di far rabbrividire persino Nadeem.
All’interno, un intenso odore di cucinato arrivò alle narici dello Mecenate, il quale sollevando gli occhi al cielo si augurò di non ritrovarsi cinghiali nelle vicinanze e sotto indicazione dell’oste si mise a sedere a un tavolo all’angolo della locanda, imitato da tutti gli altri – Speriamo che ci portino delle posate. – pregò la Signora del Castello, visibilmente inorridita dall’accoglienza ricevuta.
– Madonna non disperi codesto l’è sale di vita, avventure inenarrabili vissero in loco simile e financo eroi di fama e fortune ebbero a passar in ‘sìffatte stamberghe! – spiegò Lerigo, con aira superiore – In sui viaggi codesto menestrello visse di locanda in locanda, financo esser accorto a non irritar oste esso pago provvigione con uso di sua favella e narraziona! –
– Ecco questi non mi sembrano tipi da impressionarsi molto. – fece notare Lo Mecenate sottovoce, alla vista dell’oste che fieramente portava quelli che sembravano dei bicchieri impilati e un mazzo di posate vecchie quanto i muri della locanda.
– Ecchece qua! – tuonò Romolé con il solito vocione, mentre distribuiva i coperti infilando le dita all’interno dei bicchieri per separarli – Che ve porto? –
Cercando di fare buon viso a cattivo gioco la Signora del Castello domandò – La specialità di oggi? –
– Rigatoni co’ la pajata, signorì! – ammise il panciuto oste con soddisfazione.
– Ehm e cosa sarebbe la pajata? –
Romolé sembrò sentirsi male e dopo un attimo d’incertezza confessò – So le budella de’ vacca. – Nadeem grugnì per due porzioni, il Menestrello si dichiarò d’accordo con la scelta, tanto da spingere l’oste a domandare – Faccio cinque allora? –
– No! – negò la Signora del Castello, guardandosi intorno nel tentativo di trovare una via di fuga – Per me qualcosa di più… leggero! Si, leggero! –
Lo Mecenate, che sapeva perfettamente cosa fossero i rigatoni con la pajata, fissò impotente la propria consorte cercando di escogitare un modo per darle conforto, ma l’unica cosa che gli venne in mente è di domandare – Un cacio e pepe? –
– Aaah! – annuì l’oste, ritrovando un certo colorito – Allora faccio quattro pajate e un cacio e pepe? –
– Altrimenti per secondo? – domanda Lo Mecenate al quale le interiora non sono mai piacciute molto.
Romolé sogghignò e indicando Lo Mecenate con aria d’intenditore fece notare – Io a te t’avevo capito subito compa’! Hai visto er cinghiale che mi’ cognato ha preso ieri eh? Vabbè, ma solo perché si te, te porto ‘na porzione doppia e pure 'n paio de costolette che me so rimaste! –

1 commento:

  1. Mecenate ammanca di cantar tutta istoria: prode Romoletto regalò financo decima di provviste e fece riposar vostra Signora del Castello in letto migliore, accudì Cavallo e fece a vossignoria pasto degno di principe...
    ...financo comprender grugnito tartarico fu portento del prode oste!

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