venerdì 17 febbraio 2012

Giorni senza...

L’altra sera guardavo in tv un film ed ecco li in una scena che parto per la tangente, la scena incriminata era stupida, l’attore faceva una smorfia confusa poco in linea con il personaggio e la scena stessa, mentre una scritta in sovrimpressione spiegava quanti giorni a fronte di un evento.
Devo ammettere che il mio primo pensiero è stato di critica nei confronti del pagliaccio che vanta di essere attore, mentre il secondo sulla scelta della location per l’ambientazione decisamente poco in linea con il film, il terzo sul gioco di luci evid… quanti giorni ci sarebbero scritti se li nello schermo ci fossi io? Quanti giorni che non scrivo seriamente?
La cosa potrebbe essere iniziata qualche mese fa, non so i giorni precisi e sinceramente non importano, ma l’importante è che ci siano, che da qualche parte nella linea temporale io abbia finito con lo smettere di legare frasi insieme per creare quel tappeto di parole che forma il mondo immaginario di chi legge. L’attenzione sul film decade inesorabilmente e neanche la vista dell’indubbia bellezza di una protagonista femminile di troppo ed esageratamente inutile mi riporta indietro, la spirale discendente di quel fugace pensiero mi trascina nei meandri dell’irrazionalità e con un moto di rabbia spengo il televisore, impreco con furia tra me e vado nel mio studio.
Il computer ci mette esattamente altre tre imprecazioni per accendersi e darmi il documento. L’eleganza mi tranquillizza, spegne gli allarmi e mi da il tempo di riprendere fiato, di negare l’oblio alla mia ragione. Eppure non vedo nulla oltre quell’ultima parola, non c’è altro che un lampeggiare assonnato e quei personaggi che stanno in fila, come dal panettiere aspettando che io ne chiami uno per proseguire. In fila con il numeretto dell’eliminacode mi osservano, le loro voci assenti, i loro sguardi vuoti e neutri, più insulsi dell’attore mancato della tv e seppure più belli dell’attrice da copertina, indubbiamente trasfigurati e inconsistenti.
Un certo tremore mi ferma la mano quando tento di posare i polpastrelli sui tasti, come se io non mi ritenessi bravo a sufficienza per dare vita ai miei stessi personaggi. Con cocciutaggine scrivo una parola, la trovo brutta, cancello e la riscrivo. Prigioniero di quell’unica semplice parola chino il capo sconfitto, c’è la voglia di scrivere, il desiderio è più pressante che mai e continuare a ignorarlo per un giorno di più sarebbe folle e pericoloso. Chiudo gli occhi su quelle parole, incomincio con una, poi due e come una cascata bollente il tappeto prende vita, i personaggi si animano e vivono. So già che all’ultimo della fila non piacerà questa storia: è un disfattista che non vede altro che cose negative ovunque, forse darò una svolta alla sua relazione con la sua migliore amica.
Giorni senza scrivere.
Nessuno.

3 commenti:

  1. Che belle immagini hai creato e ti comprendo molto chiaramente. Chi può fermarsi?
    Buon week end caro menestrello!

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    1. Ehm...
      Darmi del menestrello è criminoso!
      Soprattutto visto che c'è una bella differenza :)
      Per stavolta sei perdonata, alla prossima ti manderò i tartari!

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    2. Ahhhh Lo mecenate!?! Chiedo perdono,la scorsa settimana ero fuori di me! Suvvia Mecenate trattenete i tartari, la tenda c'è ma spero di non usarla mai, ehm...^_^

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