venerdì 24 febbraio 2012

Capovolti

Capovolto.
Sento il sangue alla testa e le mani intorpidite. Legato per i piedi in questa sorta di perverso gioco di potere che sembra non aver mai abbandonato l’uomo, in tutta la propria malignità. Appeso neanche fossi un quarto di bue nella cella frigorifera, mi hanno lasciato in questa stanza buia perché credono che possa spaventarmi, perdere l’orientamento oppure per farmi credere che vogliono lasciarmi qui tutta la notte. Forse è vero che sono spaventato e che non riesco a orientarmi, ma non mi lasceranno la notte per pensare e impazzire, non mi daranno mai una soluzione così comoda.
Capovolto vedo aprirsi una porta. La differenza tra la luce nell’altra stanza e la tenebra della mia presunta cella mi acceca, la figura si staglia controluce e non vedo nulla oltre alla sua sagoma, esile come quella di una donna, alta e con un fucile in mano – Per quanto ancora vuoi rimanere li dentro? –
Rimango in silenzio. Parlare in queste situazioni è sgradevolmente inutile: in entrambi i casi la mia morte non è in discussione, in entrambi i casi non sarà priva di dolore, in entrambi i casi il mio torturatore proverà piacere nel compiere il proprio lavoro. Del resto nella vita c’è chi è così fortunato da trovare un mestiere in grado di appassionarlo al punto da diventare quasi un piacere.
– Non credi che aggiungere una minaccia potrebbe aiutarti? – suggerisco.
La donna si avvicina, la luce è ancora accecante, ma sento il suo odore: molto diverso da quello che c’è nella stanza. Pesco o qualcosa del genere, non che m’interessi il suo odore, anzi con ironia chiedo – Posso sapere che bagnoschiuma è? – il commento mi fa guadagnare una botta con il calcio del fucile, non fa troppo male, lo zigomo è il posto meno doloroso dove può essere tirato un colpo del genere.
– Ti conviene parlare. –
– Mi rimanderete a casa tutto insieme invece che in comode rate da un pezzetto per volta? –
Il fucile si alza di nuovo per colpirmi, ma un grugnito ironico conferma che la donna ha un punto debole, con un cauto movimento le faccio cenno di darmi un istante, dopotutto occorre essere civili in questi casi, i prigionieri devono aver sempre il tempo di spiegarsi in una seduta di tortura – Voglio la posta prioritaria, siamo intesi? – questa volta l’arma mi colpisce in fronte, la mia vista si annebbia e la luce della porta diventa ancora più insopportabile.
Oscillo facendo finta di essere svenuto e quando mi volta le spalle l’afferro per il collo usando lo stesso nodo dei miei polsi come laccio. L’odore di pesco mi invade le narici e quei suoi capelli setosi mi fanno sentire come uno dei cattivi – Allora quel bagnoschiuma? –
Le spezzo il collo senza neanche aspettare una reazione e le sfilo il coltello dalla tasca. Neanche venti secondi dopo indosso il giubbetto antiproiettile e imbraccio le armi della mia vittima, la donna dall’odore di pesco è rimasta nella stanza, appesa come un quarto di bue.
Capovolta.

4 commenti:

  1. Giuro, Mecenate, che non sbaglierò mai, mai più il tuo nome!
    Testosterone a mille in questo personaggio, mi piace^^

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  2. Sanguinario ma bello. Rigorosamente nel tuo stile... ormai lo riconosco. Trovi sempre qualcuna da descrive!

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  3. Ussignur... è un po' angosciante.

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