venerdì 27 gennaio 2012

Il mostro quotidiano


Anche questa volta qualcosa di caustico, giusto per cominciare bene la giornata. Sia perché questa mattina ho praticamente smesso di dormire due ore fa, sia perché quando continui a considerarti un cattivo prima o poi devi mettere ordine nella tua cattiveria e fare il solito sproloquio che farà riorganizzare i buoni! Buona lettura.

La grande forza dei nostri tempi è la comunicazione.
Basta immaginare quanto doveva essere difficile parlare con qualcuno lontano, sapere cosa decidevano i potenti e spesso non c’era nulla oltre al piccolo orticciolo dove si era nati e cresciuti. In quella piccolezza di mondo ognuno era schiacciato dalla distanza e dalle difficoltà di una vita povera e priva di ogni cosa che oggi si da per scontato. Quella stessa piccolezza che oggi sembra svanita, quando si può parlare persino con l’altro lato del mondo guardandosi negli occhi e senza neanche muoversi da casa propria, dove basta un’ora per arrivare in un luogo che prima non avremmo raggiunto in una settimana di viaggio, dove una cosa scontata come la fognatura sarebbe stata vera fantascienza.
Allora non c’è da lamentarsi quando la gente dice che non si arriva a fine mese, non c’è da dispiacersi quando si vedono famiglie sul lastrico, ma con abiti rigorosamente firmati e connessione internet sullo smartphone, una volta contabili e segretarie avrebbero fatto i contadini per un signore che pretendeva la decima, senza ferie e senza malattia, senza casa – ovviamente di proprietà del padrone di quella terra – ma soprattutto senza la possibilità di cambiare.
Non c’è da dispiacersi se la nostra più grande forza è l’essere informati di quella povertà strisciante che sta consumando la maggior parte di noi, la verità è molto più banale e terrificante di quanto vogliamo credere, per quanto in secoli di evoluzione tecnologica e sociale i contadini siano diventati contabili, giornalisti, informatici e tanti altri mestieri comodi e belli. Quella stessa pochezza di quello che era una vita di stenti e spesso troppo breve è diventata una prigione in grado di far resistere il corpo umano anche quando il cuore ha smesso di battere, il dolore di vedere la propria moglie morire di parto è diventato il dolore e la spettacolarità di vedere i morti dell’altra parte del mondo.
Una sorte che l’uomo merita: vedere se stesso devastato dalla realtà, è addirittura più perversa di quanto la sorte avesse potuto immaginare, perché ovunque si rivede perennemente quell’essere imperfetto e fallace che commette da sempre gli stessi errori mostruosi. Tutto sovrastato dall’unico e perverso pensiero animale che sia un sollievo vederlo succedere e non viverlo personalmente. Quel contadino ignorante e isolato dal resto del mondo non ha mai dovuto soffrire questo sentimento fratricida e perverso, non quante volte lo hanno subito gli uomini dei giorni nostri. La consapevolezza repressa del ‘meglio a loro che a me’ tragicamente cambia l’uomo ogni volta di più, mutandolo in un animale più corrotto e perverso, un mostro che di certo non abitava che gli incubi più profondi di un povero contadino isolato in mezzo al latifondo di un qualche conte o barone.


P.S. Aspettatevi una pubblicazione ogni venerdì, un po' come l'angolo dello Mecenate o qualcosa di simile, ne vedrete delle pessime!

2 commenti:

  1. Saluti allo mostro!
    Codesto esser misantropo e financo disfattista l'è allo dover di novo ruolo lavorativo?
    Mecenate parli: codesto menestrello l'è qui per scoltare!

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    Risposte
    1. Come no?
      Menestrello hai paura che ti metta in subbuglio il blog? Per questo puoi stare tranquillo, per i contenuti invece...

      ...ne vedrete delle pessime!

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