domenica 25 dicembre 2011

Natale con i tuoi...


Per questa mia nuova pubblicazione vi chiedo di utilizzare un po’ d’immaginazione, ovviamente sembra quasi un eufemismo dirlo in questo blog, ma per oggi passatemela: non perché sia natale, ma perché voglio sorvolare sui dettagli inutili, a quelli pensate voi. Sedetevi, accendete il vostro motivetto ragtime preferito, se mi concedete ho aggiunto personalmente Maple Leaf Rag di Joplin, fa molto di quell’effetto sobrio e pseudo comico che voglio dare al pezzo che troverete qui sotto. Buona lettura!

Vigilia di Natale – Famiglia Ligure
Il menestrello entra in casa salutando con la sua solita baldanza, mentre lascia in terra un bustone dall’aspetto anonimo, ma decisamente resistente. Si toglie il cappotto lasciandolo al vecchio mobile che funge anche da appendiabiti e sapientemente torna a prendere il proprio bagaglio, nascondendolo tra i cappotti dei presenti, consapevole che gli occorrerà in un secondo momento.
– Lerigo! – chiama Marta (in questa storia verranno utilizzati dei nomi conosciuti che non hanno nulla a che vedere con la realtà, per ogni riferimento cercate la biografia del menestrello), la donna è in cucina, armata di paletta per i fritti, grembiulone con le renne, maglione rosso carminio, tirata a lucido peggio di un giorno di matrimonio. Il menestrello si avvicina a sua madre e da bravo pargolo troppo cresciuto si vergogna di darle il classico bacio su una guancia di fronte a dei perfetti sconosciuti, ovvero una squadra di calcio composta da comari, prozii, marmocchi e ciliegina sulla torta - che attira l’attenzione del menestrello - una povera vittima come lui, imprigionata in un maglione rosso carminio con i fiocchi di neve, stivaletto da neve e occhioni incuriositi dalla presenza di quell’anima affine, costretta a stare in quel luogo contro la propria volontà – Questi sono… –
Il Menestrello bypassa le presentazioni, sa che non importano i nomi, parentele, regali o le frasi di circostanza in cui le comari e i prozii ribadiscono che non lo vedevano da quando era piccolo come uno dei tanti marmocchi di cui Lerigo ha avuto il dispiacere di assaggiare un pestone, infine c’è lei. Ludovica (anche qui nome preso in prestito), è l’unico nome che il menestrello ha la briga di registrare, ma ogni sorta di silenziosa complicità viene bruscamente interrotta all’ingresso di Antonio Ligure, che schiamazzando ad alta voce ricorda quanto il piccolo menestrello le prendesse dalla cugina di quinto, sesto o settimo grado (in pratica una sconosciuta), ma soprattutto quanto prontamente il piccolo menestrello corresse a piagnucolare dalla Marta ogni volta.
Arrossendo come una palla di natale in vetro il menestrello accenna una risata fasulla e si appresta a spostarsi dalla cucina dove le donne schiamazzano intorno ai fornelli, arrancando nel salone insieme agli uomini, seguiti con calcolato baccano dai marmocchi piccoli e grandi e da un altro pestone che forza il menestrello a maledire in rima quel caro bambino, tutto rigorosamente tra se, onde far infervorare l’imponente prozio – Allora Lerigo che fai per campare? – chiede la folla di prozii.
Il menestrello sorride appena, ha giusto il tempo per pensare a quale risposta fuori di melone rifilare, quando l’ingresso della procugina Ludovica lo blocca, trasformandolo di nuovo nella famosa palla di natale e con un brontolio incomprensibile spiega – Sono (aggiungete qui la qualifica tecnica di vostra preferenza) alla Corte di Genova (sapete com’è, io non sono Lerigo, non faccio pubblicità alla sua azienda mettendo il nome su un blog indicizzato da Big G). –
– Lavora coi computer! – spiega Antonio con aria di chi sa quello che sta dicendo.
– Ah! – il commento è generalizzato, ma rende l’idea – Sai a me non funziona (aggiungete il problema più stupido di un qualsiasi computer usato da un qualsiasi prozio che non sa usarlo), potresti darci un’occhiata? –
Il menestrello guarda suo padre pensando che non è mai troppo tardi per tornare a piangere nel grembo materno, ma allo sguardo interessato della procugina nega categorico – Oh ma io non mi occupo dei computer, non di quelli che dite voi almeno: ho qualifiche più importanti! – (che strano eh? Poi lo vedi che ripara i computer per arrotondare lo stipendio, ah già non devo farlo sapere ai prozii!)
– Oh! – come sopra, ripetono i prozii.
Deciso a togliersi quelle mummie da torno Lerigo si avvicina al tavolo dove Marta e comari varie hanno piazzato dolci e altre leccornie natalizie da quattro milioni di calorie/morso – Davvero lavori alla Corte di Genova? – s’intromette Ludovica facendo andare di  traverso un morso di miele e frutta secca al menestrello.
– Non si direbbe vero? – domanda in risposta il menestrello.
– Com’è? –
– Come ogni altra azienda, mica è molto diverso, quando fai l’abitudine agli orari è come lavorare in un qualsiasi altro ufficio, tranne la musichetta e le pareti colorate. Ah non ti dico che bellezza alle feste, quest’anno non sono di turno però. – ammette Lerigo ritrovando la funzionalità del proprio esofago.
La procugina non sembra convinta che quella fortuna sia tale e con un sorriso domanda – Anche tu sei stato trascinato qui per importanti questioni familiari? –
– Mancare stasera sarebbe stato come dire a Marta di considerarmi defunto. – ribadisce il menestrello con il tatto di un camionista, mentre considera vivamente l’idea di stappare un buon bianco e di fare la conoscenza con il liquido – Tu invece? Ti hanno portata in catene? –
– Non direi. – nega Ludovica con un sorriso malizioso – Davvero ti pestavo da bambini? –
– Così dicono loro. –
– Non ci credo, non mi sembri il tipo che si fa mettere sotto da una ragazza. – insiste la procugina con tono languido e (a detta del menestrello) provocatorio.
Il menestrello sospira consapevole di dover sopportare frecciatine del genere tutta la serata e con un raptus di follia degno del suo fidato e fiero mecenate (questa volta si, dai!), domanda con tono innocente – Ti piace leggere? –
Ludovica si domanda cosa possa avere a che fare una sorta di flirt con la lettura, ma immaginando qualcosa che non c’è chiede – Tieni i libri di sopra? –
Il menestrello sorride soddisfatto di quella prova – Assolutamente no! Sul cellulare! – mostrando scodinzolante la pagina del blog dal cellulare – Vuoi leggere il mio blog? –

La storia finisce qui. Nel bustone c’era un quadro regalato dal sottoscritto al signor Antonio e un bellissimo biglietto scritto dalla Signora del Castello, con firme fasulle della famiglia, se la procugina visiterà il blog non ci è dato saperlo, ma di sicuro il menestrello farà visita alla procugina. (non chiedetemi cose che neanche io voglio sapere!) Il Delfino sta imparando che sulla neve si scia in piedi, mentre la Signora del Castello si gode la vacanza di una settimana alla faccia della crisi, lo mecenate invece non perde tempo, come potete leggere da queste righe!
Buone Feste.

5 commenti:

  1. Fuggi all'estero Menestrello XD almeno i parenti non ti trovano.

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  2. Tantissimi auguri di buon Natale! Spero che più avanti ci parlerai meglio degli cugina-sviluppi^^

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  3. Invero familia l'è orgoglio di cosesto menestrello! Madonna Ludovica fu invero fiera di codesta lettura, financo comunicar sua contentezza con favella e priva di scritto.

    Mecenate l'è solito dimonio nello intristir sorte delle genti!

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  4. ... concludo il tuo titolo... "Natale con i tuoi... Pasqua pure!" O_o Eh vabbè!

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  5. Madonna Godot non vi crucciate, feste son vanto di gioia e financo star solo a panz'all'aria l'è motivo di festosa contentezza

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