domenica 30 ottobre 2011

Stanza d'albergo

Sembra strano ma dopo una settimana di pausa, mentre la vita va avanti e mentre ci si domanda cosa c'è in tv, perché proprio di prendere in mano tastiera ed appunti non va, qualcosa succede: non è avvertibile, come quando la luna piena si staglia solitaria ed imponente contro il cielo notturno.
Lo Mecenate

Siedo nella mia camera d'albergo, quella sorta di tavolo è grande appena da permettermi di allungare i piedi senza urtare la gamba centrale, una parte di me si chiede perché facciano solo tavoli rotondi e con una gamba centrale. Il telefono squilla facendomi ingobbire come i gatti, i peli sul collo mi si sono rizzati e la musichetta familiare continua a martellarmi le sinapsi. Rispondi! Rispondi dannazione, non vedi che sto squillando? Andiamo rispondi! L'unica cosa che percepiscono le mie orecchie è quella lamentela continua, eppure ho cambiato dieci volte quella maledetta suoneria. Lasciami in pace, attrezzo infernale!
Rispondo a monosillabi, mento, annuisco con la testa come se avessi il mio interlocutore di fronte, ma poi rispondo un secco no, mento ancora e poi saluto, mandandolo al diavolo quando la comunicazione si è conclusa. Non voglio essere infastidito da nessuno stasera, ma mantenere un tono gentile anche con la donna che si ha accanto è imperativo, altrimenti sarebbe ancora peggio!
Torno a concentrarmi sul resto della stanza, di certo mi trattano bene: con quello che gli costano i miei viaggi sono sicuro che cercano di tirare sempre sul prezzo dell’albergo, ma sanno perfettamente che pretendo poche cose, ma di qualità, controllo che in bagno abbiano lasciato tre asciugamani e poi m'infilo dentro la doccia. Può sembrare strano, ma non sopporto la vasca: essere circondato da tutta quell'acqua mi mette a disagio e l'idromassaggio è anche peggio. Il getto piacevole e gelido della doccia invece mi tranquillizza, potrei passarci le ore sotto senza accorgermene.
Esco tremante, la temperatura esterna è superiore a quella della mia pelle, ma tremo ugualmente è un riflesso incondizionato. Meno di dieci minuti dopo sono di nuovo seduto a quel tavolo, disposte ordinatamente trovo almeno quattro paia di penne e matite, un blocco per appunti consumato, post-it di vari colori e persino un blocco per disegni in A5. Accendo il portatile, faccio la solita smorfia al logo fin troppo pacchiano dell'azienda ed ignoro l'icona dei messaggi di posta in arrivo che tenta di emulare il telefono. Rispondi! Rispondi dannazione, non vedi che sto lampeggiando? Andiamo risp...! Termino il programma con un ghigno. Spengo le luci della stanza e mi riavvio i capelli ancora bagnati.
I tasti di quel portatile non sono consumati come quelli della tastiera di casa: non si vede la 'q' sbiadita, ne il tasto della 'o' leggermente infossato, il lato sinistro della barra spaziatrice non è lucido e consumato. Spero che quei tasti troppo scomodi e ravvicinati non mi obblighino a tante correzioni, ma senza curarmene apro il programma. Ci sono appena 3 righe scritte sul foglio, le leggo senza neanche rendermene conto. La mia mano scorre alla sequenza di tasti per escludere il touchpad, mi da sempre un enorme fastidio! Le mie dita si posano sui loro dieci tasti preferiti, osservo per un solo istante fuori dalla finestra quella che dovrebbe essere una città che di notte si trasforma, poi chiudo gli occhi. Le mani scorrono come stregate. Quanto tempo era che non scrivevo? Una settimana? Sembra un'eternità. Il piacere di sentire quei tasti risuonare nel silenzio della stanza è superiore a qualsiasi orgasmo, è come una magia.
Apro gli occhi, l'alba è quasi giunta, lo si sente anche nell'aria, come l'odore di schiuma da barba e di dentifricio, la prima sigaretta della mattina, un passo assonnato nel corridoio, rumori di un luogo alieno ed impersonale che serve alla gente per mantenere una parvenza propria dell'essere umano. Guardo lo schermo, il cursore lampeggia placido. Sei stanco? Continuiamo? Quelle parole vengono ripetute ogni volta che si mostra sul foglio pieno di caratteri. Guardo il numero di pagine scritte. Arrivano a sfiorare la doppia dozzina. Sei stanco? Continuiamo? Lancio un lungo sospiro, mi sento riposato come se avessi dormito dieci giorni di fila, so che il capitolo andrà corretto e scorrendolo in tutta la sua completezza ho già trovato un paio di punti da rivedere, come una porta che sbatte o il colore diverso dei vestiti di un personaggio, ma ripercorrendo quelle parole con la memoria, so che la correzione sarà minima. ...uiamo? Sei stanco? Cont...? Salvo e chiudo, copio il documento sulle mie due penne usb, lo invio per posta al mio indirizzo privato e spengo il portatile.
Alzo il telefono. Chiamo. Stava ancora dormendo, meglio così, sembra che m'interesso più di quanto faccia in realtà. Uso un tono ironico anche se l'unica cosa che m'importa è se il colore della camicia si sposa bene con la giacca. Chiudo la comunicazione mentre faccio il nodo alla cravatta.
Il sole è già abbastanza alto da giustificare una chiamata al mio schiavetto personale. Gli consiglio di farsi trovare pronto tra dieci minuti, che non voglio sentire puzza di sigaretta e che se non ha fatto colazione doveva alzarsi prima, ma so già che è abbastanza efficiente da essersi preparato. Del resto se non fosse sveglio abbastanza, lo avrei costretto a cambiare lavoro.

5 commenti:

  1. Financo perder sonno!
    Messere vostra sciagurata esistenza l'è invero peso per noi che viviamo sue malefatte! Lo menestrello l'è scioccato dallo modo in cui trattate vostri sottoposti, financo bravi giammai vennero trattati in codesta maniera.

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  2. Macché scioccarsi, se non fosse per me quel fannullone non saprebbe neanche come si fa il suo lavoro!
    Comunque ti faccio notare, caro il mio menestrello, che non sono io quello che soffre d'insonnia e mi sembra che un paio di volte mi sono ritrovato le tue chiamate alle ore più disparate (le 4 e 36 di giovedì per esempio?), fortuna che ho un sonno pesante!

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  3. Il piglio de Lo Mecenate mi aggrada assai! Però non maltrattare Lerigo.

    Lerigo: ti capisco, pure io dormo poco.

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  4. Veramente Lerigo è quello che chiama alle ore più impensabili e di certo se avessi lui come collaboratore, al posto dello scansafatiche che mi ritrovo, dovrei faticare per star dietro al suo carisma

    Cmq Chagall sono contento di aggradarti :D

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  5. In tutto questo, se posso, mi sono ritrovata nelle sensazioni di appagamento di chi scrive. E fantastici, i difetti della tastiera! :D

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