lunedì 3 ottobre 2011

Misticismo

Quest'oggi non pubblico una storia, a differenza di Lerigo a me piace molto più sparlare e sfogarmi, lascio la mia fantasia per qualcosa di meno frivolo che delle semplici sonate.
Vengo diritto al punto, chiarendo anche il titolo: oggi voglio occuparmi degli aspetti mistici di una storia. Tutti, chi più, chi meno, conoscono un classico della fantascienza mondiale, trasposto anche in pellicola da Lynch nel 1984, stiamo parlando di Dune: storia di grandissimo spessore la cui ambientazione potrebbe riempire pagine e pagine di altri romanzi (vedi i seguiti dello stesso Dune ed i preludi scritti dal figlio di Frank Herbert, Brian). Quello su cui voglio focalizzare l'attenzione però è la trama dello stesso libro legata a doppia catena con il misticismo dato a moltissime figure che si ritrovano ovunque nella storia, dando ad un libro di fantascienza, seppur magistalmente scritto e perfettamente ambientato, un aspetto di esoterico che cozza con i principi stessi della rigorosa space opera.

Fin qui non c'è nulla da dire: Dune è un capolavoro in tutti i sensi, critica e vendite hanno dimostrato ciò già da prima delle mie parole, eppure analizzandolo in prospettiva di altri colossi della fantascienza di tutti i tempi si vedono delle differenze sostanziali: prendendo ad esempio un romanzo di certo meno conosciuto in Italia, ma che ha riscosso ugualmente moltissimi consensi in tutto il mondo, I mondi del sole morente (The faded sun - Trilogia composta da Kesrith, Shon'jir e Kutath) infatti, seppur mescolando le usanze di ben due razze aliene, perfettamente rappresentate nell'intero trittico in cui l'autrice (si, Carolyn è una donna) praticamente disegna le loro società senza ricorrere a nessun trucco, ma restando fedelmente agganciata ai canoni della fantascienza classica e della space opera.

In tutto questo viene da domandarsi se è corretto pensare alla fantascienza come la intendevano i grandi mostri sacri, ovvero come una storia che deve tener fede alla teoria, che "va spiegata" in ogni piccolo particolare (Asimov è l'esempio più palese e lampante) oppure se deve essere un mezzo, come ad esempio è stato Dune e come sono molti altri libri che trattano la fantascienza come ambientazione, caratteristica molto importante sotto tutti gli aspetti, ma che fin troppo spesso porta a sviare dalla strada maestra.
Ora cosa ci sta a fare il tag laboratorio? Beh l'altro giorno scrivendo una determinata scena della mia nuova fatica, mi sono ritrovato a pensare che un'ignaro lettore che incappa in quella precisa scena, in cui c'è una sorta di rinascita interiore, si possa trovare spiazzato, specie quando si parla di vista interiore e allucinazioni, soprattutto perché io non sono Herbert!

3 commenti:

  1. Eh, prima o poi leggerò Dune. E quando ho finito un libro che non posso rimandare mi fiondo sui files che mi hai inviato!

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  2. - Molti uomini hanno provato. -
    - Hanno provato e hanno fallito? -
    - Hanno provato e sono morti... -

    Codeste battute prese dallo wikiquote (menestrello non ricorda ove sia suo tomo, figurarsi ove cercar citaziona), ma codeste parole rimemberano sorte dello Mecenate: esso ammanca di riuscire in suo progetto e uccide sua opera lasciandola a giacer da sola?

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  3. Dune rappresenta il capostipide di un genere tutto suo: nel 65 praticamente non c'era nessuna ambientazione così dannatamente dettagliata, è la sua forza principale. Leggendolo ancora oggi ci si trova a dover "capire" come ragionano i Fremen ed spettacolare sentire che le pagine ingiallite e consumate dal tempo sono ancora tremendamente attuali, come se fosse scritto oggi!
    Non è un libro che va assolutamente letto: ci sono trame migliori e decisamente più forti, ma chiunque pensa di voler costruire un'ambientazione DEVE leggerlo!

    Lerigo non ho abbandonato, sono solo in cerca di qualcosa che capiti, Newton si è seduto sotto ad un albero, mentre Hari Seldon ci ha messo un po' per arrivare alla soluzione, non è così?

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