mercoledì 19 ottobre 2011

Il fabbricante di androidi - Mente artificiale

– Allora le ho detto che poteva andare al diavolo e che non avrei cambiato i miei impegni per una riunione con quelli della squadra Sunrise. – stava dicendo Seb Samek, armeggiando su quello che sembrava a tutti gli effetti un sacco di plastica dentro cui erano stati infilati dei pezzi di metallo dalla forma assurda – Io dico che non c’è più ragione per mettere in paro il lavoro delle due squadre: io e Laam abbiamo lavorato praticamente tutti i giorni per quasi un anno con quella gente ormai, Sunrise sta solamente aspettando che alziamo i tacchi e ci togliamo dai piedi. –
– D’Ivir è sempre più nervosa man mano che passa il tempo. – concesse Klannig fissando il lavoro del neurologo d’interfaccia. Era strano vedere quell’uomo così tanto operoso perdersi in chiacchiere proprio nella parte più delicata del proprio intervento, ma se per settimane Samek si era chiuso nel proprio studio a lavorare nella più completa solitudine, era chiaro che con Klannig in mezzo il sessantunenne senza figli e con la passione per lo studio della mente artificiale volesse fare una chiacchierata.
– Puoi dirlo forte ragazzo mio! – annuì l’uomo con un sorriso alzando appena lo sguardo, prima di tornare al proprio lavoro – Ran non è una persona paziente, anche con tutti i suoi anni non ha ancora compreso che per questo genere di cose ci vuole la giusta tempistica, ma anche una buona dose di fortuna. –
Klannig non negò quelle parole, ma era certo che se lui, Maser e la Lawson avevano impegnato quasi un anno per costruire i due corpi e renderli funzionanti, Boyar e Samek avevano avuto tutto il tempo per progettare, programmare ed integrare gli impianti neurali dei due androidi – Quanto manca alla messa in esercizio Seb? – chiese dopo un attimo d’incertezza.
– Oh intendi dire per la nascita di questi due ragazzi? – domandò in risposta il neurologo d’interfaccia, voltandosi appena a guardarlo – Non vorrei fare previsioni affrettate Fred, ma direi che ci vorrà ancora un po’: Laam ha fatto un ottimo lavoro, ma uno dei due impianti neurali non è ancora andato in sincronia! Se non sistemeremo questa faccenda temo proprio che verrà rimandata la data di nascita. –
– Perché vi ostinate a dire che nasceranno? – domandò con stizza Klannig, non sopportava più quella parola, come non sopportava l’idea che per la maggior parte di quegli scienziati l’esperimento fosse diventato qualcosa che trascendeva il lavoro: di certo il progetto era ambizioso e creare una nuova razza senziente dal nulla poteva far passare la Yanzer Biology come una corporazione illuminata e piena di buone intenzioni. Tutta quella frenesia materna però minava le fondamenta sulle quali tutti quegli scienziati avevano sempre basato la propria vita ed il loro lavoro.
– Ragazzo mio non c’è bisogno di essere uno strizzacervelli per capire che a te non va giù questa storia, ma per quale motivo hai tutti questi dubbi Fred? – domandò in risposta Samek, lasciando perdere il proprio lavoro per prestargli tutta la sua attenzione.
Klannig scosse la testa – Non sono il tipo che si lascia trasportare e tutte queste aspettative, il laboratorio e tutte le attrezzature che ci hanno messo a disposizione! Non si dovrebbe lavorare così, non se l’idea è quella di raggiungere l’obiettivo che ci viene chiesto! – ovviamente tutti nel laboratorio tremavano all’idea che il vecchio Yanzer scendesse a controllare come andavano le cose e se per un anno D’Ivir l’aveva sempre messo al corrente di tutto con comunicati più o meno sempre positivi, un giorno un messaggio simile avrebbe potuto mettere fine alle loro carriere per sempre. Quando qualcosa va storto sono sempre gli sciocchi a rimetterci. Si disse come era solito fare, senza distogliere lo sguardo da quello del neurologo d’interfaccia.– Andiamo ragazzo mio vedrai che alla fine sarà un buon lavoro e ne sarai entusiasta anche tu. – lo spronò l’uomo con un tono paterno – A proposito, mi hanno sempre parlato bene di te e del modo in cui sai cavartela anche in campi più o meno complicati per le tue qualifiche, come fai? –
Klannig si obbligò a sopprimere una risata, a nessuno era sfuggito quel particolare ed a nessuno era sfuggita la professionalità di Klannig nel parlare di argomenti che non gli competevano – Ho studiato molto e teoricamente sono già pronto per fare il test di ammissione all’albo degli analizzatori di processi! –
Samek fischiò prima di lasciarsi andare ad una risata gracchiante – Allora non startene li impalato ed aiutami: ci vogliono due occhi giovani come i tuoi per tirare fuori le incongruenze in questo dannato affare e per riadattare le modulazioni della frequenza sui tracciati neurali. – lo invitò, mentre la consolle sulla quale stava lavorando emetteva un bip negativo – Appunto! – sbottò – Ancora non ci siamo! –
– Come vuoi. – acconsentì Klannig con poco entusiasmo, sapeva perfettamente che D’Ivir l’aveva voluto li dentro perché Boyar era impegnato con l’altro impianto neurale – Fammi dare un’occhiata! –
Lavorarono per un paio d’ore senza interruzioni, la silenziosa professionalità di Samek era tornata al suo posto ed il neurologo d’interfaccia non prestò molta attenzione al lavoro di Klannig finché non furono entrambi esausti, davanti al distributore del caffè – Devo dire che sei più bravo di quanto mi aspettassi ragazzo mio, sei sicuro di aver lavorato solamente come tecnico fino all’anno passato? – chiese Samek sorseggiando il liquido scuro con cautela per evitare di scottarsi.
Klannig sorrise a quell’ipotesi, di certo non voleva mettersi più in mostra di quanto già non avesse fatto con Samek e se le telecamere non arrivavano anche alla sala comune, non era conveniente rivelare verità che neanche la YB aveva scovato – Sono un tecnico, ricordi? – fece notare con sarcasmo – Per me la teoria è solo la parte più noiosa della pratica! –
L’altro scoppiò in una sonora risata – Già! Dimentico quanto volevo imparare da giovane, ma soprattutto quanto è stato facile fare il test di ammissione all’albo degli elettrobiologi! –
Finendo il proprio caffè Klannig si avviò di nuovo nel laboratorio, dove l’ultimo tassello di quel grandioso puzzle stava per andare a posto, occorreva solamente un po’ di lavoro ed i tracciati neurali dell’ultimo impianto sarebbero andati in sincronia, rendendo possibile a quella macchina che simulava il cervello umano tantissime azioni che gli uomini credevano banalissime. Ci sarebbe voluto un altro mese intero per far lavorare i circuiti di quell’impianto neurale in modo che il soggetto imparasse qualcosa dagli stimoli esterni ed almeno un ulteriore mese per mettere a punto tutte le funzioni cerebrali e l’impianto spinale, in modo che il soggetto riuscisse a comportarsi esattamente come un essere umano. Per quanto tutta quella faccenda non lasciava spazio a dubbi, l’essere che sarebbe uscito fuori da tutto quel lavoro non sarebbe stato che un prototipo di quella creatura che Sergej Yanzer voleva creare. Un uomo che pensa e vive come un uomo, pur non essendo nulla di tutto ciò! Pensò con disgusto. Speriamo che nessuno si renda conto dell’assurdità di questo lavoro, altrimenti torneremo tutti a riparare frigoriferi!

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