mercoledì 5 ottobre 2011

Il fabbricante di androidi - Finzione

Klannig scartò il panino dalla confezione plastificata, fece una smorfia di disgusto nel vederne l’aspetto, ma senza esitare addentò quello che sarebbe stato il pranzo di quella giornata – Come fa a mangiare quella roba? – chiese Ran D’Ivir lanciandogli uno sguardo da sopra il pannello di analisi biometrica.
– Basta non pensarci. – ammise Klannig con un secondo morso.
– Lei è un carta verde, dovrebbe capire che la salute non è cosa secondaria! – insisté la donna lanciando un diagnostico sul frutto del lavoro di quei due mesi – Persino uno come Maser comprende che non si può vivere nutrendosi con quella robaccia. –
Klannig finì il suo pasto sopprimendo un rutto, ma schiarendosi la gola fece notare – La mia vita non è esattamente quella che si definirebbe piena di soldi: vivevo in un appartamento che definire topaia è già un complimento. –
– La sua situazione è cambiata, mi sembra. – gli ricordò la donna impostando una modifica all’esoscheletro di quell’uomo artificiale – Ora può permettersi di vivere nei più lussuosi quartieri di Fog Plateau, ammesso che voglia continuare con questo progetto. Molti dei suoi colleghi in laboratorio mi hanno confessato che lei non vede di buon occhio Theseus e sua sorella. –
– Sono un sostenitore della vecchia, corrotta ed imperfetta razza umana, che vuole farci? – confessò Klannig mantenendo un’espressione piatta. Non voleva farsi psicanalizzare da quella donna, ma soprattutto non voleva darle spunti per intrattenere una reale conversazione: Klannig sapeva che la donna era un analizzatore di processi di fama mondiale e se Boyar sapeva essere arrogante, nulla poteva competere con la persona che aveva creato quella professione lavorando ai primi prototipi di androidi creati dall’uomo.
– Cento anni fa forse avrebbe trovato molti sostenitori delle sue idee: c’era così tanta gente che aveva paura degli esseri artificiali, ma oggi questa sua fobia non è giustificabile, specie considerando il lavoro che sta facendo per la YB! – fece notare D’Ivir con fare annoiato – Del resto Fred lei si è interessato a tutto il procedimento della squadra che ha creato Sany e sua sorella e sono certa che ne sa abbastanza per poter portare a termine il lavoro su questi nuovi soggetti tutto da solo. –
Klannig non tentò neppure di negare quelle parole, effettivamente aveva studiato alla perfezione la documentazione lasciata da Sunrise e dalla squadra A, ma proprio perché era arrivato a comprendere alla perfezione quella realtà, non voleva immischiarsi.
– Il suo silenzio conferma le mie parole. – commentò l’altra con un sorriso di vittoria appena accennato, prima di confessare – Mi piacerebbe vederla all’opera anche in campi che ufficialmente non le competono: sarebbe istruttivo vedere un uomo capace di eguagliare i suoi superiori. –
– Non sono ambizioso. – chiarì Klannig, alzandosi dalla sedia per sgranchirsi le gambe, erano chiusi in quel laboratorio da ore, Maser era uscito per pranzo e con la scusa della sicurezza del loro incarico non sarebbe rientrato che tra due ore, mentre le operazioni che il computer stava eseguendo su quell’esoscheletro avrebbero richiesto molto tempo. Tempo che Ran D’Ivir stava impiegando interrogandolo.
– Suvvia, molti di quelli che lavorano in questo laboratorio sono stati sotto di me e la maggior parte hanno gradito la cosa, oppure devo dedurne che lei sia interessato ad altro, signor Klannig? – lo provocò la donna con uno sguardo malizioso che non lasciava spazio ai dubbi.
Klannig scosse la testa soffocando una smorfia, ma con tono innocente fece notare – Dovrà chiedere al dottor Boyar se posso lasciare la squadra, proprio ora che ci sarà da interfacciare le due strutture. –
D’Ivir sorrise forzatamente mentre la sua espressione la diceva lunga sull’idea che il suo invito fosse stato rifiutato in modo tanto palese, ma senza dire nulla si limitò a fissare i monitor che mostravano i vari livelli dello sviluppo cellulare dell’esoscheletro, facendo schioccare le dita mentre su schermo compariva un allarme. Dannazione! Pensò Klannig voltandosi alla consolle – Cosa succede? –
– Problemi con l’infrastruttura del torace. – spiegò D’Ivir, facendo correre le dita lungo la tastiera con maestria – Dovevo aspettarmelo: Maser ha modificato le dimensioni del seno della donna, senza ricordare che oggi avremmo lavorato su Theseus! –
– Sarà simpatico vedere un uomo girare con il reggiseno. – commentò ironico Klannig invertendo il processo di mitosi cellulare – Credo che Maser non abbia calcolato a sufficienza la materia necessaria: questi allarmi indicano l’insufficienza di materiale per portare a termine questa fase! – spiegò battendo un dito sul display – Theseus si ritroverà anche un torace mozzato! –
– Il materiale è sufficiente per una donna. – garantì D’Ivir, digitò un ultima istruzione ed il busto dell’uomo si sciolse come burro in un tegame incandescente – All’inferno tutto! Dobbiamo ricominciare. – imprecò poi sedendosi alla sua sedia con un tonfo – Maser farà meglio a preparare le valige. –
– Temo che non avremo prove che sia stata colpa sua. – negò Klannig sfogliando il blocco di appunti dell’uomo, lasciato su una delle consolle – Qui dice specificatamente che oggi era in previsione il lavoro per la donna, domani quello per l’uomo. Lo ha detto proprio lei! –
D’Ivir lo fissò con rabbia, ma alzandosi si avvicinò a quel foglio leggendo la calligrafia sgrammaticata e piena di errori di un Maser frettoloso che si ammucchiava su una nota stampata proprio da D’Ivir la quale spiegava il programma di sviluppo dei due soggetti – Cosa dovremmo fare ora? – chiese la donna con scetticismo, prima di aggiungere – Il lavoro di oggi dovrà essere rimandato a domani, al signor Yanzer non piacerà questo genere di ritardi. –
Klannig sospirò togliendo dalle mani della donna quella prova, conscio che l’unica cosa che separava il petulante elettrobiologo dall’essere licenziato era proprio quel foglio stampato ed imbrattato di olio – Non vorrà dirmi che non crede alle sue stesse parole. –
Ran D’Ivir lo fissò con uno sguardo duro, ma una punta di ironia s’insinuò in quegli occhi famelici e l’espressione dell’altra si tramutò in un sorriso – Spiegherà lei al signor Yanzer perché abbiamo appena mandato in fumo cinque dei suoi stipendi? –
– Ci andrò subito allora. Non mi spaventa andare dal gran capo in persona. – commentò Klannig rispondendo a quello sguardo senza mostrare esitazioni – Yanzer può anche essere uno degli uomini più potenti della Terra, ma sono sicuro che sa ascoltare tanto quanto sa leggere!. –
D’Ivir scosse la testa confessando – Avevo torto allora, lei è davvero un uomo tutto d’un pezzo. Dovrò ringraziare le persone che hanno raccomandato il suo nome alla YB. Ora impostiamo da capo i parametri e prepariamoci per creare un torace femminile, ho detto a Maser di prendersi la giornata libera apposta. –
Klannig scosse la testa, compiaciuto dalla maestria con cui quella donna era riuscita a psicanalizzarlo e dalla freschezza di quelle sue emozioni fasulle, ma del resto c’era un motivo per cui Ran D’Ivir aveva un secolo e mezzo di vita.

1 commento:

  1. Devo assolutamente finire prima un libro XD Ma poi prometto di leggere tutto. E pure quello dello Mecenate!

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