lunedì 10 ottobre 2011

Chi ha voglia di giocare con me?

Codesta è la quarta puntata della fiabaproposta dallo spiritato messer Chagall, seguitata da Madonna Deb e dallo suo immaginifico felino, passata financo nello frutteto dello messer Voce lo quale ha introdotto novo personaggioallo racconto. Ordunque codesta iniziativa viene seguitata dallo menestrtello vostro, lo quale senza indugio propone in codesto giorno lo seguito dallo punto lasciato dallo prode Voce.
Lasciate a codesto menestrello la possibilità di spiegare alle signorie vostre codesta faccenda: essa è racconto di fiaba a più mani, come i vostri occhi hanno letto poc'anzi essa è passata sotto mani di memorabili spiriti, gatti leggendari, financo voci dallo tono fruttifero, ordunque menestrello non poteva lasciarsi fuggire l'impresa!
Seguitate nella vostra lettura per apprender dalle labbra dello spirito Chagall ove ed in quale modo seguitar fiaba di vostro pugno!



1) Per non far torti a nessuno, si aggiudica il seguito chi per primo lascerà un commento di seguito al post, chiaramente con l'esplicito intento di voler proseguire. Potete sbizzarrirvi con la fantasia, e tutti possono partecipare, purché ci sia un certo nesso logico con quanto è già scritto e con la struttura tipica di una fiaba.

2) Si riporta nel proprio sito o blog le parti già scritte senza modificarle e lasciando per ciascuna  il nome del rispettivo autore (magari con link incluso, fa sempre piacere). Di seguito a quelle, largo spazio al vostro pezzo (per buona misura, non superate una pagina word, o diventa un romanzo!). Ricordate, avete una settimana di tempo, non di più!

3) Se un autore lo desidera, può aggiungere un'altra regola inerente indicazioni precise sul proseguimento della fiaba. Esempio: "Ci devono essere almeno tre prove per la figura dell'eroe". Oppure: "l'oggetto magico che aiuterà la principessa o l'eroe sarà in realtà un animale domestico parlante. O un portacipria di broccato..." ecc.

4) Si va avanti finché la fiaba non ha termine. :)
E ora buona lettura! 

La principessa e la sarta

C'era una volta una principessa molto bella e vanitosa. La fanciulla passava le giornate a rimirarsi nello specchio, cambiarsi d’abito e pettinarsi i capelli in mille modi differenti.
Un giorno il re preoccupato per quella figlia già grande e ancora così frivola le disse: «È giunto il tempo per voi di maritarvi. Il mese prossimo organizzerò tre grandi feste da ballo a cui inviterò tutti i principi dei regni confinanti. Tra loro sceglierete il vostro sposo».
«Acconsento ad una condizione», rispose la principessa sciocca. «Convocherete la sarta più brava del regno perché mi confezioni per ogni ricevimento gli abiti più sontuosi che siano mai esistiti».
Il re sbiancò all'istante. C'era solo una sarta, in tutto il regno, in grado di confezionare gli abiti più stupefacenti che occhio umano avesse mai ammirato. Ed era una strega.
Povero me, come farò? pensò il re, mordicchiandosi il labbro in modo assai poco regale. Eppure era la sarta migliore. Le sue stoffe erano così pregiate, leggere e splendenti, che si diceva fossero fatte di sottili fili di ragno, oro di ali di farfalla, profumo di gigli e fusa di gatto.
«Mia cara» tentò il re, «avete già molti abiti, di sicuro troverete il più adatto.»
La principessa pestò forte un piede a terra, allargando la boccuccia a dismisura per enfatizzare tutto il suo sdegno. «Padre! Come potete pensare che indosserò uno dei miei vecchi abiti proprio davanti ai miei pretendenti? Non vorrete che nel regno si dica: "il re non ha denaro per maritare la sua unica figliola"!»
Il re arricciò le labbra, indeciso se dar credito a una simile accusa. Alla fine acconsentì alla richiesta della figlia: se quella era l'unica condizione a cui avrebbe dovuto sottostare, l'avrebbe fatto per il bene del regno e della corona.
Pochi minuti più tardi, un messo reale galoppava a perdifiato fuori dal castello, diretto alla Palude del Mairitorno, dove abitava la strega Robinia, signora delle Terre Fetide e migliore sarta di tutto il regno.
[Deb]
Il viaggio non fu particolarmente faticoso (non per il messo, perlomeno). Se si esclude l'incontro col Mostro di Fango, risoltosi con qualche macchia di troppo, tutto andò fin troppo bene e, ben presto, il messaggero si ritrovò alle porte del maniero dove la famosa Robinia abitava. Si trattava di una costruzione grossa e bassa, dai muri spessi ma indubbiamente antichi, e si distingueva dalla vegetazione paludosa grazie al rosso con cui tutte le pareti erano dipinte.
L'omino, un ragazzetto biondo e scarno di nome Bub, scese da cavallo e si avvicinò titubante al portone marcio che, si presumeva, fosse l'entrata principale. Bussò tutto spaventato e, quando la porta si aprì da sola, fece un balzo che lo sollevò da terra di almeno un metro.
Bub avanzò e aspettò che la vista si abituasse all'oscurità del posto, poi notò che, da una fessura in basso, sulla destra, scaturiva della luce. Si avvicinò lentamente e scoprì un nuovo passaggio incantato che si aprì di colpo, lascinandolo interdetto dinanzi ad una vecchietta terribilmente vecchia. Aveva il viso coperto di rughe, il collo coperto di rughe e le mani coperte di rughe. Tutto quello che non era coperto di rughe era coperto da una lana così datata che delle falene ci volavano in mezzo.
La donna stava guardando fisso davanti a sé, fumando quello che sembrava un lombrico rinsecchito, ma che probabilmente era qualcosa di peggio.
"Signora... io sto... io sto..."
"Pfu!" sbuffò la vecchia.
"La strega Rubinia... io..."
"Io sono la strega!"
"Siete voi?"
"Sì!"
"Ecco... mi manda... mi manda..."
"Vi manda il re."
"Esatto! E vuole... lui chiede..."
"La risposta è no."
Il messo rimase interdetto.
"Come no?"
"No!" E sbuffò un fumo denso e rosso.
"E perché mai?"
"Non mi piace la principessa!"
"Ehm.."
"Potrei accettare la richiesta del re solo se..."
"Solo se?" chiese speranzoso il ragazzetto.
[Vocedelsilenzio]
«Solo se mi porterete quattro petali delle quattro rose della virtù».
«Cosa...»
«Fiori magici che donano virtù a chi ne mangia i petali, sciocco!»
Detto questo la vecchia schioccò le dita e Bub si ritrovò nella stalla del castello, in groppa al proprio cavallo, tutto lindo e pulito, come non ne fosse mai partito. “E ora cosa dico al re?" si domandava mentre le guardie lo scortavano al cospetto del sovrano.
«Dunque messo cosa ha risposto Robinia?» domandò il re, per nulla paziente.
«La signora delle Terre Fetide chiede quattro petali delle quattro rose della virtù, mio re!»
«Davvero, una richiesta del genere?»
«Non ha detto altro».
«Il nonno di mio nonno fondò questo regno dopo aver mangiato un petalo della rosa della saggezza» ammise il re pensieroso. Arricciò le labbra come era solito fare davanti ai grattacapi. «Va bene messo, sarai tu a cercare i petali».
«Mio sire io…»
«Ragazzo, non vorrai contraddire il tuo sovrano?» tagliò corto il re con fare sbrigativo.
Bub annuì senza avere la più pallida idea dove cercare le fantomatiche rose, ma decise che era meglio non infastidire ulteriormente il re e si avviò per tornare nel cortile del castello. Domandò al cerusico e al frate, ma solo l’alchimista riuscì a dargli l’informazione desiderata
«Bub caro», spiegò il vecchio sistemandosi con l’indice gli sparuti baffetti che sovrastavano la sua bocca striminzita «Le rose non sono cose facili da trovare: esse possono donare virtù ma sottrarla allo stesso modo. Spetta a chi mangia un petalo dimostrarsene degno».
«Questo come mi aiuta a trovarne?»
Il vecchio chinò il suo corpo scheletrico sotto il bancone e ne tirò fuori un libro polveroso, lo aprì usando un segnalibro logoro e recitò: «“Saggezza abbondante per governare, si presenta solo a chi sa dove cercare, segui i regni e saprai cosa trovare”.»
«Una filastrocca?»
«Si caro ragazzo e ce ne sono altre, una per ogni rosa.» annuì il vecchio proseguendo «“Coraggio sufficiente per un leone, serve per combatter  il dragone, la troverai se vai dentro al tifone”. “Purezza candida come la neve, cercarla in montagna si deve, attento al percorso più breve”. “Magnanimità non scambiare per saggezza,  può causar perdita di grande ricchezza, trovarla potrai quando avrai grandezza”. Ricordale Bub, potrebbero aiutarti.»
«Non capisco come.»
Dovrai viaggiare ragazzo mio. Seguire i regni, fino alla Rocca di Pietra e oltre il Bosco delle Campane. Troverai il regno di Ocinu, sovrano dalla saggezza incrollabile, esso di certo avrà nel suo giardino una rosa della saggezza, trovala e saprai dove cercare le altre. Queste erano le parole che il povero Bub si ripeteva mentre il suo cavallo galoppava deciso verso il confine del regno, dove l’avrebbe accolto il sentiero dentato, fino alla Rocca di Pietra, il cui sovrano era famoso per obbligare tutti i viandanti a pagare un pedaggio per attraversare i suoi domini.


5) NUOVA REGOLA (Introdotta da Lerigo) Le rose della virtù non possono essere raggiunte da tutti, anzi spesso attirano guardiani di ogni genere e per raggiungerle occorre superare tranelli posti per far perdere la virtù di cui sono portatrici agli sventurati che se ne vogliono appropriare.

11 commenti:

  1. Fantastico Lerigo, fantastico!!! *___* Ora sì che le cose si fanno complicate, ma anche più interessanti! Bravissimo, mi è piaciuto tanto il tuo seguito, soprattutto le filastrocche legate alla ricerca delle rose.
    Bene, spero che qualcuno adotti la fiaba al più presto, sono troppo curiosa del seguito.

    Presto posterò l'avviso nel mio blog. Ho letto la mail, ora ti rispondo, eh?

    Comunque mi hai fatto morir dal ridere con il frutteto dello messer Voce! *___*

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  2. Menestrello, se non ci fossi bisognerebbe inventarti. L'inizio del post è da stampare e incorniciare.
    E grazie per aver partecipato.

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  3. Invero menestrello teme che suo blog non venga seguitato da altri che da vossignorie e da qualche fiera passeggera, la quale è ben lungi dallo esibire suo bestievole figura :(

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  4. Non ti preoccupare Lerigo! Anche il mio blog se arriva a dieci quindici visite è un miracolo ;)
    Voce oggi ha segnalato il tuo post, e anche se la fiaba non raccogliesse un nuovo autore... be', la continuiamo noi, giusto? O almeno, io, se voi non avete voglia o tempo.
    Non lascerò Bub alle all'inizio di un viaggio avventuroso.

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  5. Ma bene!
    Vado un paio di giorni in trasferta, lontano da qualsiasi cosa chiamata internet e mi combinate tutto questo?
    In ogni caso, mi pare doveroso fare i complimenti (non al menestrello, ma agli altri), belle tutte le parti, soprattutto i vestiti che fanno le fusa.
    Non considerate me per continuare la favola: sono a casa solamente per un paio di giorni, con tutto il lavoro arretrato, per ripartire senza neanche farmi il WE.

    Vorrei aggiungere per il menestrello, tanto per dargli il colpo di grazia, una delle filastrocche ha una strofa più corta... Coraggio il dragone è scontato!

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  6. Oh! ma guarda un po', Lo Mecenate famoso di Lerigo! Oddio, un po' inquietante, signor Lo Mecenate.
    Ehm, comunque grazie per i vestiti che fanno le fusa. Il fatto è che vivo con un fantagatto, quindi tanto normale non sono e neppure i vestiti.

    Menestrello, anch'io ho segnalato la fiaba! Cioè, non è che faccia molta differenza, pure il mio blog è seguito da pochi. Bah... mai dire mai, al massimo Chagall ha ragione, la continuiamo noi, la fiaba. ;)

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  7. Parole di mecenate sono come mazza chiodata in viso di menestrello!
    Invero codesto menestrello è crucciato per l'ammancare di tale strofa, seppur lavoro fu tanto satisfaziona è maggiore, strofa corta compresa!

    Suvvia oh mio mecenate
    prego non vi crucciate,
    tali errori non segnate

    Menestrello ringrazia la Madonna e lo spirito per siffatto supporto, invero passerà in vostro loco più tardi (la corte chiama!)

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  8. Menestrello mio! Non ti crucciare.
    Invero è lo tuo Mecenate a prendere un granchio.
    Ma non si è reso conto che la strofa diversa è voluta? Che non è un caso o un errore? Che nasconde un tranello che proprio Bub dovrà risolvere per trovare la terza rosa?

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  9. Questa povera fiaba non se l'è pigliata nessuno :(
    Se voi siete d'accordo domani la piglio e provo ad andare avanti un pezzetto io.

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  10. Alla fine non l'ha voluta nessuno :(
    Va bene per te se continuo un po' io?

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  11. Menestrello non fu mai 'si contento. Vossignoria sarà degno erede e proseguitatore dello scritto!

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