mercoledì 28 settembre 2011

Quando...

Considerati gli impegni di Lerigo, mi ha chiesto di curare ancora un po' il suo spazio, ma oggi io esco dagli schemi soliti, oggi voglio usare il blog per la sua funzione originaria, spero che molti si rivedranno.
Lo Mecenate

Frustrazione.
Quando cerchi di ottenere qualcosa e tutti i tuoi sforzi sono resi inutili da l'inamovibilità degli altri, quando pensi di essere in grado di fare qualcosa, ma dall'altra parte non c'è nessuno che sia disposto a guardare i tuoi sforzi. Un genitore che non guarda il proprio figlio mentre coraggiosamente affronta una sfida "Guarda, papà!", il tono di voce che perde significato e soprattutto volontà, non è certo un danno da sottovalutare!
Quando uno è consapevole del proprio io e delle proprie limitazioni, ma ci prova sempre, cercando di andare oltre a quella sua eterna ed insignificante esistenza grigia e perfettamente uguale, ricevendo solamente risatine e noncuranza. Questo è quello che ci meritiamo dunque, l'indifferenza ci sta già uccidendo e non ci siamo resi conto da che parte arrivano le raffiche di mitra?
Quando fai un buon lavoro e tutti si complimentano, ma nessuno di quelle persone fiere di te si è mai degnato di scavare più a fondo chiedendo cosa diavolo ti ha spinto a fare quello che fai e soprattutto come fai a farlo. Tutti si limitano sempre ad usare una maschera, la quale inevitabilmente ha quelle crepe che conosciamo tutti: qualcosa che non si può nascondere e che l’uomo riconosce nei propri simili anche con l’odore, retaggio di qualche genere di necessità evolutiva ancora presente in noi.
Quando combatti con tutte le tue forze per non sembrare il folle con problemi, mettendo a volte il proprio lavoro davanti alla tua stessa esistenza, pronto a spremere anche la tua ultima goccia di energia per migliorarti e per migliorare il tuo lavoro. Spesso quelle stesse persone ti chiamano disadattato o ti deridono per quella tua passione porta via anche il tempo che rimane dopo il lavoro che “porta a casa i soldi”, ma nessuno capisce che non è possibile evitarlo? È scritto dentro di me, dannazione! Io devo farlo!
Quando stai facendo altro e senti dentro di te un richiamo che definiresti ancestrale e tutto quello che i tuoi occhi guardano diventa scenario per una storia, stravolto e mutabile come l’ordine delle parole, ma ben fisso nella tua mente, aspettando solamente di prendere forma dalla penna, elegante solo come tutte le lettere in sequenza possono essere. Tutti ti guardano sempre chiedendoti se ci sei oppure se stai male, spazzando via a volte un disegno tanto bello quanto intricato, senza curarsi dei danni che fanno, ma cercando solo di capire se puoi essere uno del branco oppure se sei solamente uno squilibrato.
Frustrazione.

4 commenti:

  1. È vero, l'indifferenza uccide, sempre.
    La verità è che qualsiasi attività che va appena fuori dall'ordinario ci spaventa. Chi rompe i canoni di una vita schematica viene subito additato.
    Ne parlavo via mail con Deb tempo fa, quando ho saputo che pubblicava il libro.
    Il bisogno di trovare qualcuno che riconosca il valore di quello che facciamo (e che ci piace veramente) è umano, e quando questo qualcuno non c'è è davvero difficile.
    Un saluto.

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  2. A me non spaventa affatto!
    Sono fiero di poter dire che scrivo romanzi e che mi piace farlo, posso anche dire che non mi serve neanche una sorta di riconoscimento editoriale: mi basta poter raccontare quelle storie.
    Certo è che se cerchi di farti pubblicare trovi solo un bel muro e se ti va bene almeno ti rispondono che al momento non cercano nuovi autori!

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  3. Non mi riducevo certo il tutto ad un riconoscimento editoriale. Noi impariamo noi stessi attraverso gli occhi degli altri, specialmente i bambini. Se non si ottiene un riscontro al nostro valore, non impareremo mai a volerci bene. Credimi, è una cosa che può causare grossi problemi, al di là dei libri.
    Quanto alla situazione editoriale italiana, è come dici. Ho altri amici, io li vedo brillare di talento ma davvero non si riesce ad entrare. Specialmente se si vogliono cambiare un po' le carte in tavola rispetto all'andazzo generale del mercato.

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  4. Ordunque oh Mecenate non v'è nulla di nuovo per vostra opera? Questo menestrello si gruccia per siffatto fato avverso. Invero neanche menestrello viene accettato, forse è lo idioma un poco singolare o lo liuto poco accordato...

    Menestrello si aggiunge alla signoria spiritata confermando che ove non v'è accettazione di se stessi passa per realizzazione personale!

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