mercoledì 7 settembre 2011

The music writer


Altre 25 righe, anche se la volta precedente non ho dato credito al riferimento dato dal titol, questa volta non posso astenermi: questo post è dedicato al vecchio Mike ed alle sue famosissime campane.
Lerigo

Il sole si staglia fiero contro il cielo azzurro. Il caldo oppressivo della giornata mi forza la mano e sono costretto ad accendere il ventilatore, so che quella macchina genera altro calore, ma l’afa è irresistibile e sentire l’aria contro il corpo è l’unica cosa che mi rasserena un po’, facendomi dimenticare l’idea che non c’è più nulla di fresco in frigo, ma soprattutto dandomi la forza per continuare a lavorare a quello che dovrà essere ad ogni costo il mio capolavoro.
Scrivere la musica non è mai stato un problema, avevo a disposizione interi secoli di centinaia di civiltà per comprendere il vero significato della parola capolavoro, eppure ogni nota suonata ed ogni spartito scritto sembravano allontanarmi sempre più da quell’obiettivo che mi ero prefissato incominciando a strimpellare con la chitarra qualche anno prima. Certo ho un seguito considerevole e c’è addirittura chi considerava tra i migliori, però sento ogni anno di più che non è abbastanza, che devo aspirare a qualcosa di più!
La storia dietro al mio presunto capolavoro è incentrata sull’odio reciproco tra due persone, un tema particolare, non è forse vero? Quando si parla di emozioni pochissimi si spingono al di là della mera parola amore ed ancora meno cercano di esprimerla con note musicali, lasciando al testo il compito di coinvolgere l’ascoltatore. Mi sono stancato di scrivere simili banalità, sicuramente fa sempre comodo avere un bel pezzo da lanciare in radio per essere considerati dai più, ma l’orecchiabilità e la bellezza spesso non vanno di pari passo e questo mi rende ancora più arrabbiato! La sacralità di uno spartito viene sempre prima di ogni altra cosa, eppure il profitto è quello che traina il mondo e non c’è profitto senza popolarità. Che dannato circolo vizioso! Spengo il ventilatore: scombina gli spartiti e quel suo rumore di fondo mi obbliga a suonare due volte questa ballata tra i due personaggi principali.
Sono certo che dovrò riscrivere quest’ultima parte, ma per adesso va più che bene: devo ancora sviluppare la fine della ballata e da quello che ne verrà fuori bisognerà trovare il seguito. Il movimento successivo è sempre quello più difficile, occorre ripartire da zero senza essere ripetitivi o noiosi, ma inventare nuovi passaggi e soprattutto nuove scorciatoie per tramutare il suono in qualcosa di comprensibile anche al meno attento degli ascoltatori, sia per catturare la sua attenzione che per dare alle sue orecchie qualcosa da catturare, come tutti i motivetti accattivanti che girano per le radio.

4 commenti:

  1. Complimenti! Mi è piaciuto molto! 25 righe avvincenti che trapelano il ritmo incalzante del pezzo che sta per nascere!

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  2. Anonimo messere se codesto menestrello può permettersi vossignoria è lo stesso dello precedente racconto! Pertanto lo umile menestrello prega il commentatore di firmarsi (anche nome fasullo di fiera come la possente Bestia) allo fine unico di riconoscere la signoria vostra! ;)

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  3. Bel pezzo! Forse uno dei più belli, poi la piccola critica che hai fatto ci stava bene! Bravo Lerigo!

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  4. Lo menestrello è felice d'apprezzar sani complimenti, oh fiera dallo roseo manto, perché mai vossignoria non esprime parer su lato B di codesta sonata? Lo menestrello è aperto anche a critiche, suo core reggerà lo botto!

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