mercoledì 31 agosto 2011

Sound Chaser


Eccoci, anche se in anticipo, con la release della settimana prossima, sono 25 righe e mercoledì prossimo dovrebbero essercene altre 25, probabilmente su un argomento simile.
Lerigo

E la musica è finita.
La magia s’interrompe, è come lo sprofondare nel vuoto, si sente appena il sibilo del silenzio nelle orecchie, il solito rumore che si percepisce quando non si sente nulla. Eppure fino all’attimo prima c’erano stelle lucenti, colline piene di alberi ed un’infinità di dettagli da poter impegnare una vita per osservarli tutti.
Silenzio. Quella strana situazione in cui nessuno riesce a fare qualcosa. Qualsiasi cosa!
Si può ancora creare molto con quell’intenso rumore di nulla nelle orecchie. Le stelle diventano sensazioni possenti, mentre le colline mutano in sentimenti struggenti e tutta quell’infinità di dettagli comincia a sfumare nelle sfaccettature della vita di tutti i giorni, ma persino quella perfetta armonia decade, precipitando con un tonfo assordante nel rumore. Impertinente in quel quadro tanto intrigante che c’era fino a due istanti prima, scombinato a tal punto da non essere commutabile in nulla se non in imprecazioni furenti.
C’è quasi una perversa voglia di intromettersi, quei rumori di sottofondo cercano sempre di invadere parole e frasi, il loro obiettivo è sempre lo stesso: sfregiare con le loro imperfezioni il quadro perfetto creato dalle parole, un po’ come quel sibilo di silenzio che s’insinua nelle orecchie quando la musica tace.
Tutto avviene in un solo attimo, abbastanza per accorgersene e poi il caos ritorna ordine: la musica riprende.
Le sensazioni tornano a galla e poi esplodono in milioni di colori diventando nuovamente stelle, colline in fiore cantano al suono della melodia come se le note eteree avessero preso forma, diventando volto e mani di una scena già scritta, in perenne memoria ed in perfetta armonia di quel quadro il cui pennello è fatto di mille parole. Le mani danzano in quella frenesia, una ballata di migliaia di note, rapida come il batter d’ala degli uccelli ed elegante come il volo di una farfalla.
Il disegno è quasi compiuto, pagine di eventi e descrizioni si stagliano come un unico essere di fronte alla semplice parola fine, come un singolo onnisciente dio capace di muovere montagne e pianeti, ormai troppo potente persino per decadere alla fine della musica. Di nuovo arriva il silenzio e poi i rumori, ma in fondo si sente, solitario, un sospiro: l’essenza di quella conclusione racchiusa in un semplice respiro insignificante, eppure quella liberazione è il frutto di tutta quella danza, ormai solo ricordo delle mani anonime.
E la musica riprende, come un cerchio perfetto quanto il sole.

2 commenti:

  1. Una descrizione dolce e pacata che dona allo spirito una sensazione incolmabile di leggerezza!

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  2. Oh Anonimo codesto menestrello è estasiato dallo tuo leggiadro commento, lo quale però abbisogna di una risposta da tua favella. Conosci la musicanza con lo quale questo menestrello ha alimentato sua musa?

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