venerdì 19 agosto 2011

Il fabbricante di androidi - Ostetricia

Quella mattina Klannig avrebbe dovuto svolgere un lavoro con uno degli altri membri del laboratorio, un’elettrobiologa che per fama aveva già rivestito ruoli importanti in alcune corporazioni del globo, a differenza di Maser però l’abilità di quella donna era rimasta in ombra e la YB l’aveva assunta per un lavoro molto meno impegnativo delle reali capacità a cui Angela Lawson poteva ricorrere – Buongiorno Fred. – l’accolse l’elettrobiologa con un sorriso malizioso – Ha dormito bene questa notte? –
Klannig non sopportava l’idea di doversi integrare in una vera e propria gerarchia come quella di un laboratorio di ricerca, specie quando aveva di fronte qualcuno che pretendeva di sapere meglio di lui il lavoro che lo stesso Klannig svolgeva. Sorrise. Annuì con energia. Si voltò per cercare la sua scheda verde nel portafoglio, inserendola poi nel distributore automatico della sala ricreativa del secondo piano laboratorio – E lei? – domandò pigiando il bottone per il caffè, ritirando infine la scheda.
– Diciamo che dopo tanto tempo qui dentro ci si sente soli: ieri sera non prendevo sonno ed ho finito per addormentarmi dopo un sacco di tempo, mentre guardavo un vecchio film. – confessò l’altra con tono annoiato, mentre giocherellava con la stecca di plastica con la quale aveva girato il caffè – Certo per voi nuovi qui dentro deve essere tutto eccitante! –
Klannig sorrise di nuovo. Annuì e commentò poco interessato – Un ennesimo tentativo di giocare agli dei, destinato a fallire come tanti. Yanzer sarà anche uno degli uomini più potenti del sistema solare, ma non è un dio, non potrà mai creare la vita dal nulla. –
– Lei ha accettato questo suo incarico anche ritenendolo solamente una perdita di tempo? – domandò Lawson con uno sguardo preoccupato – Perché? –
– Sono un tecnico e per tanto mi incuriosisce questa faccenda, come a voi elettrobiologi interessa una nuova generazione di chip motori: anche se la loro applicazione su vasta scala sarà possibile solamente tra qualche decennio! – rispose Klannig asciutto.
L’altra gettò la stecca di plastica ridacchiando – Sany direbbe che lei la considera un tostapane. –
– Già. – annuì Klannig poco convinto – Sinceramente preferisco molto di più la sua controparte imperfetta: l’umanità assomiglia molto di più ad una Ynas con molte difficoltà nell’apprendere che ad un piccolo prodigio inscatolato nel sorrisetto di quel droide. –
Lawson diventò seria di colpo facendo notare – Quel termine è offensivo nei riguardi delle bambine. –
– Sarà anche offensivo, ma io non sono stato programmato. – incalzò Klannig, odiava quei colloqui amichevoli in cui le parti dovevano per forza essere cortesi: si perdeva un sacco di tempo in inutili formalismi – Cosa mi dice di quello che dovrebbe fare la mia squadra? –
– La sua squadra? – chiese con ironia la donna – Credevo che la signorina D’Ivir avesse messo il dottor Boyar a capo della squadra! –
– Sono io a dover incominciare il lavoro, per cui per ora la mia squadra è composta da me, da Maser se quel tronfio incapace si degnerà di venire in laboratorio e da lei, come supporto esterno. – specificò Klannig prima di aggiungere – Quando sarà pronto l’endoscheletro? –
– Dovremmo preparare lo stampo per domani – rispose la donna – Mentre per dopodomani è già in programma l’esoscheletro, ma credo che per quello troverà molte più persone in laboratorio! – proseguì poi con un tono malizioso.
– Non ricominci con questa storia dell’ossessione di progettare una donna adulta, Angela speravo che almeno lei capisse quanto è importante avere un atteggiamento professionale al riguardo: non stiamo parlando di due bambine ancora da formare, ma di un adulto vero e proprio. – sbottò Klannig. Non era molto convinto che il personale del laboratorio avesse preso bene la notizia riguardo i compiti affidati alla squadra B, ma Yanzer aveva intenzione di continuare su quella strada ed era intervenuto di persona per placare quei nervosismi.
L’altra lo fissò offesa prima di far notare – Il signor Yanzer ha deciso per una donna adulta e per un suo gemello maschio, tutto il laboratorio è felicissimo di quest’idea e lei per primo dovrebbe sentirsi onorato di far parte di un progetto tanto ambizioso quanto rivoluzionario! –
– Sarà meglio incominciare a lavorare invece di continuare a punzecchiarci. – tagliò corto Klannig, stanco di discutere con quell’elettrobiologa – Mi faccia vedere dove posso posare le mie cose ed incominciamo con questo endoscheletro, voglio finire gli arti prima di pranzo. –
Lawson scosse la testa facendogli strada fino a quella che poteva considerarsi la nursery di quel laboratorio, un intreccio di corridoi ai lati dei quali c’erano tante porte con altrettante etichette: il luogo dove Sergej Yanzer aveva deciso di dare la luce a quelle forme di vita artificiali. Entrarono in un androne con una trentina di piscine di tutte le forme e dimensioni, all’interno delle quali c’era un liquido viscoso che poteva assomigliare al mercurio.
L’elettrobiologa andò dritta verso una delle vasche più grandi, attivando il pannello che comandava quella sorta di pozza di metallo liquido – Prego Fred ora tocca a lei controllare che tutto sia in ordine. –
– Angela è lei l’elettrobiologa. – fece notare Klannig poco convinto, ma avvicinandosi al pannello incominciò a digitare i comandi per alcuni diagnostici alle strutture degli arti e del busto.
Lawson scosse la testa – Crede ancora che ci sia distinzione tra una protesi ed il corpo di una di queste persone? – chiese divertita, come se si aspettasse ancora una negazione.
– Non ho detto che c’è differenza, non al livello di struttura almeno. – fece notare Klannig senza staccare gli occhi dal pannello diagnostico – Solamente l’idea è sbagliata: il resto è tutto dannatamente troppo semplice per l’importanza del progetto a cui stiamo lavorando. –
– Allora provi a farsi piacere l’idea perché tra non molto quest’idea sbagliata parlerà e penserà con un cervello proprio! – incalzò la donna con uno sguardo malizioso.
Klannig si voltò a fissarla con uno sguardo distratto, prima di far notare – Sarà meglio sbrigarsi allora, prima finiremo e prima quest’affare comincerà a pensare con la propria testa e non con le nostre! –

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