domenica 17 luglio 2011

Intermezzo - Brothers in arms

Bonus di 25 righe. Questa pubblicazione inaspettata è da imputarsi alla fine del mio ultimo lavoro, non c'è nulla da indovinare e naturalmente non segue nessun filone precedente!
Lerigo
Camminavano lentamente nella nebbia, non c’era da sottovalutare quella palude, ne le bestie che potevano nascondersi nei voluttuosi cumuli che rendevano impossibile scorgere anche un movimento vicino. Erano sei, all’inizio non c’era una grande complicità tra loro, ma la solita diffidenza che tutti hanno con degli estranei era scemata dopo le prime schermaglie con il nemico, trasformandosi in complicità da militari.
Avevano tutti molto da raccontare ed ognuno di loro era arrivato a quella squadra con un bisogno ben definito di mostrarsi per quello che fosse, trovando una sorta di obiettivo comune per quella vita scelta tra le armi, per servire un bene comune ed imprescindibile.
Camminavano in silenzio, eppure bastava solamente uno sguardo per intendere più di centinaia di parole, solo un cenno per spiegare una strategia e persino i sospiri erano una forma di comunicazione efficiente e collaudata. Avevano sempre combattuto a quel modo, con l’ufficiale che pianificava, mentre le avanguardie si muovevano rapide davanti al gruppo segnalando ai mitraglieri la minaccia e dando il tempo alla retroguardia di prepararsi ad una rappresaglia inaspettata. Una macchina collaudata e perfetta.
Di colpo davanti a loro comparve la città di palafitte che si ergeva come a frenare la palude che sprofondava nel lago, catapecchie di legno marcescente sembravano essere in balia della marea, come in procinto di crollare nello specchio d’acqua se solo il vento avesse dato abbastanza forza alle piccole onde di quella giornata. Senza neanche curarsi di non far rumore la squadra avanzò, le avanguardie balzarono su un tetto malfermo, appiattendosi contro le tavole di legno legate con corde umide, mentre i mitraglieri avanzavano sicuri e con lo sguardo fiero, proprio mentre l’ufficiale indicava loro di disporsi ai lati di una casa per coprire quei vicoli. La retroguardia venne a dare manforte per fornire copertura. Ci volle un solo istante ed una dozzina di soldati nemici arrivò facendo fuoco con le loro armi, forti della disperazione dei difensori e devoti alla causa solo come chi combatte per avere salva la propria famiglia, l’ufficiale ordinò la resa di quei soldati.
Quella gente non si arrese e le avanguardie fecero piovere su i malcapitati una pioggia di granate, come segnale per far avanzare il resto della squadra. Ci misero pochi minuti, tutto era stato troppo semplice per la reputazione di quelle sei persone: commando di un esercito formato da guerrieri e strateghi, capace di fronteggiare la prima linea come fosse un’esercitazione. Qualche ora dopo si fissarono l’un l’altro, avevano imparato a vivere insieme ed a condividere ogni cosa e quei sorrisi che si lanciavano fuori dalla battaglia erano quelli di fratelli di sangue, inseparabili.

1 commento:

  1. Caro Lerigo,
    i patti non erano questi?! Come mai questa novità?

    RispondiElimina