giovedì 23 giugno 2011

Il fabbricante di androidi - Il gioco degli dei

Quando Yanzer li congedò furono scortati al centesimo piano della YB Tower quel piano era la divisione che il vecchio magnate aveva riservato a quel suo folle piano di creare una vita artificiale completamente autonoma e che non dipendesse più dagli esseri umani, ma anzi che fosse in grado d’imparare da se quello che l’uomo aveva appreso in millenni di esistenza – Tutto questo è folle! – commentò Maser scotendo la testa una volta in ascensore – Non è possibile creare un essere simile: i circuiti sono programmabili, ma non si può programmare l’intelligenza o l’intuito, ne si possono integrare tra loro questo tipo di elementi, perfino un apprendista saprebbe questo! –
– Il signor Yanzer non è esattamente l’ultimo degli sciocchi. – fece notare Ran D’Ivir, la quale li stava accompagnando in quella visita – Il fatto stesso che ha pagato così tanto per avervi qui dovrebbe essere sinonimo delle sue buone intenzioni riguardo il progetto! –
– Signorina D’Ivir lei mi sembra abbastanza intelligente per non credere nella buona riuscita di quest’impresa che il suo capo vuole portare avanti, perché difende Yanzer quando è ovvio che non dovrebbe? – chiese Boyar con tono annoiato, oramai rassegnatosi a quell’inutile giro turistico.
La donna sospirò scotendo il capo – Signor Boyar la sua vita potrebbe non essere sufficiente per vedere il primo passo compiersi, ma potrebbe anche passare alla storia come l’uomo che ha reso l’impresa possibile, come tutti voi del resto! – spiegò paziente, mentre entravano in un lunghissimo corridoio sospeso su un’area di ricerca grande quasi quanto la stanza in cui Yanzer l’aveva accolti.
Klannig scosse la testa, lui era un semplice tecnico e difficilmente quelli come lui passavano alla storia: la linea gerarchica nella creazione di esseri artificiali parlava molto chiaramente, c’erano i tecnici che si occupavano della struttura al livello meccanico e funzionale, gli elettrobiologi che garantivano alla macchina lo stoccaggio di energia e le funzioni di base come i movimenti. Gli ultimi due livelli non lavoravano quasi mai sul soggetto: il neurologo d’interfaccia installava il software e le interfacce che garantivano una comprensione al soggetto artificiale, di seguito l’analista di processi progettava l’interazione e le relazioni che l’essere artificiale avrebbe avuto, testando quelle configurazioni in prima persona.
– Klannig lei sembra essere quello che sembra meno turbato da questa follia. – commentò Samek rubandolo a quei pensieri – Cosa ne pensa? –
Klannig fissò quell’uomo anziano il quale ancora non aveva fatto ricorso al trattamento ringiovanente, ma che in qualche modo manteneva un aspetto che trasmetteva prestanza fisica e vitalità giovanile – Penso che dovremmo prima guardare il modo in cui questa gente sta lavorando e se c’è un intero piano che sperpera soldi in questo progetto di certo hanno già fatto il primo passo, non è vero signorina D’Ivir? –
La donna rise divertita – Lei è sicuro di non essere un analista di processi signor Klannig? – chiese poi facendo loro cenno di entrare in una stanza senza finestre – Aspettatemi qui, contatterò uno dei nostri collaboratori per parlare direttamente con voi. –
– Sarà meglio sbrigarsi: l’ultimo trasporto per portarmi a Kilham Airstrip partirà tra due ore. – commentò Maser con quel suo solito tono a metà tra l’ironia e la superbia che tanto irritava Boyar.
– Signor Maser lei non abita nella capitale? – chiese Klannig meravigliato dalla possibilità che un carta rossa riuscisse a diventare abbastanza ricco da potersi permettere un appartamento fuori dalla squallida Fog Plateau.
L’elettrobiologo grugnì per negare, ma non si degnò di rispondere a quelle parole, visibilmente scocciato da quella che per lui doveva essere una stupida perdita di tempo, esattamente come sembrava anche a Klannig ed agli altri – Pensate se fosse vero! – intervenne Samek con voce trasognante – Questa gente capace di creare la vita, come degli dei onnipotenti! –
– Torni alla realtà Samek. – lo rimproverò Maser – Come ha detto il vecchio Yanzer noi quattro siamo il meglio e nessuno di noi pensa che sia possibile creare un essere in grado di pensare con la propria testa e di vivere come un essere umano, figuriamoci poi crescere e riprodursi! Come avrebbero intenzione di risolvere, impiantando un dispositivo in grad… – l’uomo si interruppe di colpo quando una Ran D’Ivir sorridente faceva di nuovo il suo ingresso nella stanza accompagnata da quella che sembrava una bambina grande abbastanza da poter frequentare la prima classe invece di trovarsi in quel laboratorio – Quindi questi signori sono qui per vedere il laboratorio? – chiese la pargoletta concentrando tutta la sua attenzione sulla donna.
– Esattamente Sany. – annuì D’Ivir compiaciuta.
– Questo sarebbe uno dei vostri scienziati? – la derise Boyar alzandosi – Andiamocene, non sopporterò oltre l’essere insultato da questi ciarlatani della YB! –
– Si sieda Boyar. – gli consigliò Klannig osservando bene quella bambina – Sany, vero? –
– Sany Allright! – si presentò l’altra porgendo la mano a Klannig, il quale la strinse senza esitare – Sono la preferita di Ran e mia sorella Ynas si arrabbia sempre quando le ricordo che io piaccio a tutti quelli del laboratorio. –
– Sany quanti anni hai? – chiese Klannig incuriosito, ignorando lo sguardo spazientito di Boyar.
– Cinque! – rispose pronta la bambina mostrando il palmo della mano aperto.
Maser sospirò impaziente alzandosi – Signorina D’Ivir se voleva farci conoscere su… –
– Siediti stupido! – ordinò Klannig voltandosi appena all’elettrobiologo – Guarda invece di decidere se vale il tuo tempo oppure no, non hai ancora capito cosa stai osservando? –
– Signor Klannig, le sorprese con lei non finiscono mai! – commentò D’Ivir ridacchiando.
– Tu come ti chiami signor Klannig? – chiese Sany fissandolo.
Klannig rispose a quello sguardo domandosi se quegli occhi non avevano zoomato su di lui – Fred. Questi sono amici miei Sany, forse passeremo molto tempo insieme da ora in avanti. –
Boyar scosse la testa e rivolgendosi a D’Ivir incominciò – Non penserà che… –
– Sany è nata in questo laboratorio, il suo esoscheletro si adatta alle reazioni del suo cervello e possiede una mente totalmente indipendente dal processore centrale del laboratorio. – spiegò la donna fissandoli.
– Ran dice sempre che ho anche degli occhi bellissimi! – s’intromise la bambina con voce squillante.
– Dunque signori, volete considerare l’offerta del signor Yanzer? – chiese D’Ivir vittoriosa, incrociando le braccia al petto, come a dimostrare che non c’era altra possibilità.

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