giovedì 5 maggio 2011

Il fabbricante di androidi - L'incontro

Quando qualcosa va storto sono sempre gli sciocchi a rimetterci. Pensò Fred Klannig percorrendo il corridoio a passo rapido, la sua borsa stava per scivolargli dal braccio, ma con un movimento rotatorio della spalla la gettò di nuovo sull’incavo del collo, causandogli un senso di attrito tra la cinghia plastificata e la pelle che gli causò la smorfia con cui accolse quelli che dovevano essere i suoi nuovi colleghi.
– Lei è Klannig. – giudicò uno dei tre con voce piatta – Non le sembra di essere in ritardo? –
– Sono Klannig. – confermò Klannig con un sospiro, cercando di non far notare il fiatone, ne di sembrare troppo accaldato – C’è stato un ritardo con il terminal dell’hovercraft –
– Sembra che lei abbia fatto tutta la strada a nuoto. – lo derise uno degli altri due: un uomo basso e rotondo che a prima vista poteva sembrare abbastanza giovane da avere la sua stessa qualifica.
Klannig ignorò quel commento ironico esortando quelle persone a spiegarsi – Cosa bolle in pentola? Anche a voi la Yanzer Biology ha inviato un invito per questa sorta di conferenza? –
– Mettiamo in chiaro una cosa! – intervenne il più anziano dei tre, lo stesso che l’aveva accolto chiamandolo per nome – Io non sono qui per cooperare con voi: ho accettato di partecipare a questa cosa perché la YB mi ha pagato anticipatamente un intero mese del mio stipendio! – quell’uomo alto ed attempato aveva un naso aquilino ed un espressione stanca sul volto: di certo era il più anziano del gruppo ed utilizzava da molto tempo dei cosmetici e forse diversi trattamenti ringiovanenti provenienti da qualche azienda farmaceutica di qualità, ma di certo nulla di quello che potevano permettersi gli acropolisti nelle loro cittadelle sospese.
– Dottor? – chiese il terzo scienziato, fino ad allora rimasto in silenzio. Klannig decise che quell’uomo mostrava ancora la sua vera età biologica, tanto che non aveva preso neanche la briga di stimolare la crescita dei capelli per sembrare più giovane o la tinta per la barba bianchissima che formava un disegno geometrico intorno alla bocca dell’altro.
Lo scienziato ringiovanito scosse la testa negando – Non dirò a voi il mio nome, non sono qui per fare conoscenza con voi. –
– Forse ci chiederanno un parere. – ipotizzò l’uomo grassoccio che aveva deriso Klannig.
– Io non sono così convinto: troppi segreti e troppe poche informazioni per essere una qualsiasi consulenza. – negò Klannig scotendo la testa – Io sono un tecnico e sono stato pagato quanto la mia tariffa oraria, con la promessa di qualcosa in più dopo aver ascoltato quello che hanno da dirmi. –
– Le basta questo per dare il suo nome ad una corporazione genetica? – domandò il più anziano.
– Maser ha fatto la stessa cosa. – fece notare Klannig con una scrollata di spalle – Voglio dare sempre il mio nome prima di accettare un lavoro, anche se si tratta solo di spendere un paio d’ore a sentir parlare quattro chiacchieroni incapaci. –
– Io ho dato il mio nome per professionalità. – fece notare l’uomo grassoccio, rivelando la sua identità – La mia competenza richiede rappresentanza prima di ogni altra cosa! –
– E cosa sarebbe lei? Il cuoco? – lo insultò lo scienziato ringiovanito con fare altezzoso.
– Elettrobiologo. – spiegò Maser con tronfia sicurezza, lanciandogli un’occhiata rabbiosa.
– Io sono stato elettrobiologo prima che lei nascesse Maser, sono stato anche un tecnico come il signor Klannig e se può interessarvi sono altrettanto bravo con la neurocompatibilità informatica, che sembra il campo del nostro esimio collega. – commentò l’altro voltandosi a fissare lo scienziato più silenzioso di quel terzetto, colto decisamente alla sprovvista da quel commento.
Klannig scosse la testa risistemandosi per la decima volta la sua borsa da viaggio dove custodiva i suoi attrezzi, la piastra di decodifica per la sua camera, un’arma a proiettili non identificabile dai rilevatori e per finire la sua carta verde. Erano passati quattro anni da quando il governo gli aveva accordato la libertà più completa in fatto di accoppiamento e progenie, oltre che di promiscuità, ma non aveva mai usato quel permesso, concedendosi rari quanto brevi incontri con delle semplici prostitute, rimpiangendo sempre il conto fatturato sulla sua scheda identificativa che registrava persino il suo nome – Io credo che sarà qualcosa di pericoloso. – ammise lanciando uno sguardo all’uomo ringiovanito considerandolo come il dominante di quel gruppo di tre scienziati pieni di inutile superbia.
– Smettetela di fare supposizioni! – ordinò lo scienziato che aveva preso il comando, esasperato.
Arrivarono alla loro destinazione: Yanzer Biology, il centro più rinomato in fatto di protesi, ringiovanimenti, esperimenti umani e quant’altro quei macellai riuscivano a strappare come concessioni statali o private.
– Buongiorno. – li accolse una donna dall’aspetto piacevole – Sono Ran D’Ivir, sarò la vostra guida per oggi ed il vostro diretto superiore se vorrete lavorare per la YB. –
– Perché ci sta dicendo il suo nome? – chiese il neuroinformatico.
– Signor Samek per noi i nomi servono solamente a differenziare un individuo dall’altro, se m’interessasse il suo conto in banca, la sua vita ed il suo codice genetico, mi basterebbe consultare il mio terminale per avere tutta la sua vita o per cancellarla, qui alla YB non abbiamo bisogno di rubare l’identità altrui. – fece notare la donna con un sorriso.
– Quindi lei sa già i nostri nomi? – chiese stupito lo scienziato ringiovanito.
– Esattamente signor Boyar, un analizzatore di processi della sua fama dovrebbe sapere che un’azienda come la YB non ha bisogno di controllare i suoi dipendenti! – ribadì la donna visibilmente divertita.
– Quindi da per scontato che accetteremo la proposta del suo capo signorina D’Ivir. – comprese Klannig con un sorriso beffardo – Non ha considerato che ad alcuni di noi non interessi affatto il guadagno? –
– Klannig lei è una persona molto famosa nell’ambiente: un tecnico con esperienza sufficiente per ricevere la qualifica da elettrobiologo! Ho scelto personalmente di averla nella squadra, quindi cerchi di non deludermi e di essere meno testardo del solito. – confessò D’Ivir con un sorriso malizioso.
– Vuole dirci perché siamo qui? – insisté Maser con rabbia crescente.
– Tutto a tempo debito signori. – lo rabbonì la donna trasformando la sua malizia in autorità – Vi verrà presentato tutto il progetto durante il pranzo: il presidente in persona vuole conoscervi e spiegarvi il motivo per cui avete ricevuto il suo invito. –

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